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L’Evoluzione dell’Oro in Italia: Dal Monopolio di Stato alla Legge 7/2000

L’Evoluzione dell’Oro in Italia: Dal Monopolio di Stato alla Legge 7/2000

Qual è stata l'evoluzione dell'oro fisico in ambito legislativo in Italia? Vediamo i vari passaggi.

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L’Evoluzione dell’Oro in Italia: Dal Monopolio di Stato alla Legge 7/2000

Careisgold

Data pubblicazione: 19/05/2026

Per decenni, l'ordinamento italiano ha trattato l'oro fisico come componente delle riserve valutarie nazionali, soggetto a un regime di monopolio pubblicistico. Per i professionisti del diritto e del wealth management, vogliamo riportare un approfondimento storico legato alla genesi della Legge 17 gennaio 2000, n. 7, interessante per scoprire l'oro fisico all'interno del perimetro legislativo.

 

Dati chiave in sintesi

- 1945: istituzione dell'UIC e avvio del monopolio statale sull'oro in Italia
- 1998: Direttiva 98/80/CE introduce l'esenzione IVA per l'oro da investimento nell'UE
- 2000: L. 7/2000 liberalizza il mercato dell'oro fisico per i privati residenti in Italia
- 995/1000: purezza minima richiesta per i lingotti classificati come oro da investimento
- 26%: aliquota dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze da cessione di oro fisico da investimento per i privati (art. 67 TUIR)
- 10.000 €: soglia di dichiarazione obbligatoria all'UIF per operazioni in oro (dal 17 gennaio 2025)
- 50.000 €: capitale sociale minimo interamente versato richiesto per gli OPO
- 17 aprile 2025: data di operatività del Registro OAM per gli Operatori Professionali in Oro

 

 

Il regime pre-vigente: il monopolio valutario

Per gran parte del Novecento, l’Italia è stata uno dei Paesi europei con la disciplina più restrittiva in materia di metalli preziosi e di rapporti valutari con l’estero.

 

 

Il R.D.L. 12 marzo 1936, n. 375

Il quadro novecentesco prende forma con il Regio Decreto-Legge 12 marzo 1936, n.375 (la c.d. Legge Bancaria), convertito con la L. 7 marzo 1938, n.141. Il provvedimento dichiarò la Banca d'Italia istituto di diritto pubblico, riservandole in via definitiva il monopolio dell’emissione monetaria e il ruolo di custode delle riserve auree, poste a garanzia della moneta.

 

Il monopolio operativo del commercio dei cambi e dell’oro, tuttavia, non fu attribuito alla Banca d’Italia, bensì all’INCE Istituto Nazionale per i Cambi con l’Estero, ente fondato già nel 1917 e rafforzato dal regime fascista negli anni Trenta. In particolare, il R.D.L. 8 dicembre 1934, n. 1942 impose a banche e società italiane di cedere all'INCE i crediti verso l'estero, mentre il decreto del 14 novembre 1935 attribuì all'INCE il monopolio dell'acquisto all'estero di oro greggio, esercitato per conto del Tesoro. Era il blocco valutario a impedire al privato un mercato libero dell'oro: non un divieto generalizzato di accesso al bene, ma l'inaccessibilità del canale commerciale.

 

 

D.Lgs.lgt. 17 maggio 1945, n.331

La seconda tappa è il Decreto Legislativo Luogotenenziale 17 maggio 1945, n. 331, con cui l'Italia post-bellica soppresse l'INCE e istituì l'Ufficio Italiano dei Cambi (UIC), ente di diritto pubblico cui fu attribuito il monopolio dell'acquisto e vendita di oro, divise estere, biglietti di Stato e di banca esteri, con vigilanza sui movimenti di capitali e amministrazione delle riserve valutarie del Paese.

 

Sotto questo regime, l'oro greggio (oro estratto dalla terra sotto forma di pepite o inclusioni) era trattato giuridicamente come valuta e non come asset disponibile per il privato investitore: il commercio era riservato all'UIC e ai soggetti autorizzati, per finalità industriali. Restavano esclusi dal monopolio l'oro lavorato (gioielleria, oggettistica) e le monete d'oro aventi o aventi avuto corso legale (sterline, marenghi, ecc.), che potevano essere detenute e scambiate dai privati.

 

 

La spinta comunitaria

La liberalizzazione non fu un'iniziativa autonoma del legislatore italiano, ma il recepimento della Direttiva 98/80/CE del Consiglio del 12 ottobre 1998, emanata dal Consiglio dell'Unione Europea (consultabile su EUR-Lex, la banca dati ufficiale e gratuita che permette di consultare l'intero corpus del diritto dell'Unione Europea). Si tratta di una direttiva che ha introdotto un regime fiscale speciale per l'oro da investimento, completando il sistema IVA: esenzione IVA per le forniture, gli acquisti intracomunitari e le importazioni di oro da investimento, con l'obiettivo di favorire l'utilizzo dell'oro come strumento di investimento ed eliminare le distorsioni di concorrenza tra Stati membri.

 

 

Il contesto politico del recepimento

Alla data di approvazione della L. 7/2000 (17 gennaio 2000), il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica era Giuliano Amato, in carica nel Governo D'Alema II. Amato, che divenne Presidente del Consiglio nel 22 ottobre 1998) aveva assunto il dicastero il 13 maggio 1999, in successione a Carlo Azeglio Ciampi (eletto Presidente della Repubblica e precedentemente Governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993). L'iter legislativo si sviluppò quindi tra le titolarità Ciampi-Amato, con l'impulso primario rappresentato dall'obbligo di recepimento comunitario.

 

Il risultato fu il superamento del paradigma novecentesco: l'oro fisico cessò di essere riserva monopolistica statale e divenne strumento di investimento accessibile al cittadino. La L.7/2000 abrogò espressamente, all'art. 6, il D.Lgs.lgt. 331/1945, il monopolio UIC, liberalizzando l'acquisto e la vendita di oro fisico da investimento per i residenti in Italia.

 

 

Analisi della Legge 7/2000: definizione e requisiti

La L. 7/2000 stabilisce definizioni e requisiti, fornendo  quindi la nuova disciplina del mercato dell’oro, poi aggiornata dal D.Lgs. 10 dicembre 2024, n. 211 (pubblicato in G.U. il 2 gennaio 2025, in vigore dal 17 gennaio 2025, con il Registro OAM operativo dal 17 aprile 2025). Per chiarezza espositiva, faremo riferimento alla disciplina vigente, iniziando dalla definizione di oro da investimento.

 

 

Definizione di "Oro da Investimento" 

La legge definisce come oro da investimento i lingotti o placchette e le monete d’oro.

 

Per quanto riguarda i lingotti e le placchette, essi devono avere un peso superiore a 1 grammo e una purezza pari o superiore a 995 millesimi. Per le monete d’oro, invece, devono essere state coniate dopo il 1800, avere una purezza pari o superiore a 900 millesimi (circa 21,7 carati), aver avuto o avere corso legale nel Paese di origine e un prezzo che non ecceda dell’80% il valore dell’oro in esse contenuto, incluse nell'elenco predisposto dalla Commissione delle Comunità europee ed annualmente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, serie C, nonchè le monete aventi le medesime caratteristiche, anche se non ricomprese nel suddetto elenco.

 

infografica che mostra la conversione da millesimi a carati dell'oro fisico da investimento

 

Con il D.Lgs. 10 dicembre 2024, n. 211 la definizione di oro da investimento è stata estesa includendo anche l’oro destinato a successive lavorazioni.

 

Inoltre, viene aggiornata la nozione di "materiale d'oro", che comprende la materia prima aurifera grezza e i semilavorati, con purezza pari o superiore a 325 millesimi, destinati a fusione o a successiva trasformazione industriale, anche in altre forme e purezze.

 

 

Gli Operatori Professionali in Oro (OPO)

Il commercio professionale dell'oro è soggetto a riserva di attività ai sensi della Legge 17 gennaio 2000, n. 7. L'esercizio dell'attività di Operatore Professionale in Oro (OPO), sorvegliato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), è consentito esclusivamente a banche e a società costituite in forma di S.p.A., S.a.p.a., S.r.l. o cooperativa, con capitale sociale interamente versato non inferiore a quello minimo previsto per le S.p.A. (attualmente 50.000 euro ex art. 2327 c.c.), oggetto sociale che comprenda il commercio di oro e requisiti di onorabilità in capo ai partecipanti al capitale, agli amministratori e ai dipendenti con funzioni di direzione tecnica e commerciale.

 

Originariamente la comunicazione di esercizio e la verifica dei requisiti erano di competenza dell'Ufficio Italiano dei Cambi; dal 2008, a seguito della soppressione dell'UIC, le funzioni sono confluite in Banca d'Italia con l’obbligo di comunicazione e iscrizione nell'apposito elenco (previa verifica dei requisiti di onorabilità degli esponenti aziendali).

 

Con il D.Lgs. 10 dicembre 2024, n. 211, la tenuta del Registro degli Operatori Professionali in Oro è stata trasferita all'OAM (l’Organismo Agenti e Mediatori), cui spetta la verifica dei requisiti di iscrizione e i controlli sugli iscritti.

 

 

OPO e OCO: due figure, due discipline

Gli Operatori Professionali in Oro (OPO), disciplinati dalla L. 7/2000, vanno distinti dagli Operatori Compro Oro (OCO), regolati dal D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 92.

 

Ai sensi dell'art. 1, comma 1, lett. n) del D.Lgs. 92/2017, è operatore compro oro «il soggetto, anche diverso dall'operatore professionale in oro di cui alla legge 17 gennaio 2000, n. 7, che esercita l'attività di compro oro previa iscrizione nel registro»: l'attività consiste nell'acquisto o nella permuta di oggetti preziosi usati (ai sensi del D.Lgs. 251/1999) per finalità di successiva rivendita o fusione.

 

Le due fattispecie operano su mercati giuridicamente distinti: l'OPO intermedia "oro da investimento" ex art. 1, comma 1, lett. a) L. 7/2000 (lingotti ≥ 995/1000 e monete ≥ 900/1000 con i requisiti di legge), configurandosi come operatore di un asset fisico esente IVA; l'OCO opera invece sull'oro fisico lavorato usato, privo dei requisiti di purezza dell'oro da investimento, in una fattispecie di compravendita di beni mobili soggetta a IVA ordinaria.

 

A seguito del D.Lgs. 211/2024, gli OPO si iscrivono al Registro degli Operatori Professionali in Oro; ai sensi dell'art. 3 del D.Lgs. 92/2017, gli OCO si iscrivono al Registro degli Operatori Compro Oro, anch'esso tenuto dall'OAM e condizionato al possesso della licenza di Pubblica Sicurezza ex art. 127 TULPS.

 

 

La gestione a livello internazionale 

A livello internazionale, le transazioni eseguite dagli operatori sui mercati finanziari fanno costante riferimento allo Standard ISO 4217, che assegna all'oro il codice valuta univoco XAU. All'interno del mercato interbancario e dei circuiti istituzionali, inoltre, la contrattazione e la logistica del metallo fisico seguono i rigidi criteri della soglia «Good Delivery» della LBMA (London Bullion Market Association), l'autorità globale che supervisiona il mercato dei metalli preziosi, con sede a Londra: questo standard globale identifica specifici lingotti dal peso compreso tra 350 e 430 once troy (pari a circa 10,9–13,4 kg) e caratterizzati da una purezza minima garantita uguale o superiore a 999,5 millesimi (≥ 999,5/1000).

 

 

Glossario delle entità chiave

  • INCE – Istituto Nazionale per i Cambi con l'Estero: ente pubblico fondato nel 1917, rafforzato durante il regime fascista, titolare del monopolio sull'acquisto di oro greggio all'estero per conto del Tesoro fino al 1945.
  • UIC – Ufficio Italiano dei Cambi: ente di diritto pubblico istituito con D.Lgs.lgt. 331/1945 in sostituzione dell'INCE; ha esercitato il monopolio valutario sull'oro fino all'abrogazione disposta dalla L. 7/2000; soppresso nel 2008 con confluenza delle funzioni in Banca d'Italia.
  • Banca d'Italia: istituto di diritto pubblico dal R.D.L. 375/1936 (conversione in Legge, con modificazioni, nella L. 7 marzo 1938, n. 141) ; custode delle riserve auree nazionali; ha gestito il registro degli OPO dal 2008 al 2025.
  • OAM – Organismo Agenti e Mediatori: organismo di autoregolamentazione che, dal 17 aprile 2025, tiene il Registro degli Operatori Professionali in Oro (OPO) e il Registro degli Operatori Compro Oro (OCO).
  • UIF – Unità di Informazione Finanziaria: unità istituita presso la Banca d'Italia, destinataria delle dichiarazioni obbligatorie per operazioni in oro ≥ 10.000 €.
  • OPO – Operatore Professionale in Oro: soggetto abilitato al commercio professionale di oro da investimento ai sensi della L. 7/2000, come modificata dal D.Lgs. 211/2024.
  • OCO – Operatore Compro Oro: soggetto abilitato all'acquisto e permuta di oggetti preziosi usati ai sensi del D.Lgs. 92/2017, iscritto al registro OAM e titolare di licenza ex art. 127 TULPS.
  • Direttiva 98/80/CE: direttiva del Consiglio dell'Unione Europea del 12 ottobre 1998 che ha introdotto l'esenzione IVA per l'oro da investimento, recepita in Italia dalla L. 7/2000.
  • TUIR – Testo Unico delle Imposte sui Redditi (D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917): art. 67, comma 1, lett. c-ter), disciplina le plusvalenze da cessione di oro fisico da investimento come «redditi diversi» soggetti a imposta sostitutiva del 26%.
  • R.D.L. 8 dicembre 1934, n. 1942: provvedimenti concernenti la cessione delle divise e la dichiarazione del possesso di titoli emessi all'estero.
  • Decreto 14 novembre 1935: attribuisce all'INCE il monopolio sull'oro greggio.
  • D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231: recepimento delle direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE in materia di contrasto al riciclaggio di proventi illeciti e al finanziamento del terrorismo, comprese le relative misure di attuazione.
  • Art. 2327 c.c. (Codice Civile): La societa'  per  azioni  deve  costituirsi  con  un  capitale  non inferiore a cinquantamila euro. 
  • Art. 127 TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, R.D. 18 giugno 1931, n. 773): approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.
  • Commissione Europea: l'organo esecutivo dell'Unione europea, controlla che le leggi europee siano rispettate in tutti gli Stati membri, firma accordi internazionali per conto dell'UE e gestisce i finanziamenti.
  • GAFI – Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale (FATF): costituita nel 1989 in occasione del G7 di Parigi, è un'organizzazione internazionale nata per contrastare il riciclaggio di denaro sporco. Nel tempo, le sue competenze si sono ampliate: dal 2001 si occupa anche di prevenire il finanziamento al terrorismo e, dal 2008, di bloccare i fondi destinati alla proliferazione di armi di distruzione di massa.
  • Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE): ha il compito di interpretare le leggi europee, assicurando che vengano applicate in modo uniforme in tutti i Paesi membri. Inoltre, risolve le dispute legali che possono sorgere tra i governi nazionali e le istituzioni dell'UE.
  • Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS) — ente che conia le monete d'oro italiane classificabili come oro da investimento.
  • London Bullion Market Association (LBMA) — standard internazionale di riferimento per la purezza dei lingotti (Good Delivery standard, 995/1000).
  • Borsa Italiana S.p.A. — sede del mercato regolamentato dell'oro in Italia (EuroTLX / SeDeX per i prodotti auriferi quotati).
  • Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (G.U.R.I.)

 

 

Aspetti fiscali e antiriciclaggio

L'attuale disciplina offre vantaggi competitivi e impone obblighi di compliance.:

 

  • Esenzione IVA. Ai sensi dell'art. 10, comma 1, n. 11) del D.P.R. 633/1972, novellato dalla L. 7/2000 in recepimento della Direttiva 98/80/CE, le cessioni di oro da investimento sono esenti da IVA. Trattamento che distingue l'oro fisico da altri beni rifugio (argento, diamanti, opere d'arte), soggetti a IVA ordinaria al 22%.
  • Plusvalenze (Capital Gain). La cessione di oro fisico da investimento da parte di un privato genera "redditi diversi" (ex art. 67, comma 1, lett. c-ter TUIR, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), soggetti a imposta sostitutiva del 26%. come noto, la plusvalenza è data dalla differenza tra corrispettivo di cessione e costo d'acquisto documentato. Dal 1° gennaio 2024 (Legge di Bilancio 2024, L. 30 dicembre 2023, n. 213), in assenza di documentazione d'acquisto la plusvalenza è pari all'intero corrispettivo della cessione (non più al 25% forfettario).
  • Obbligo di Segnalazione UIF. Con il D.Lgs. 10 dicembre 2024, n. 211 , le operazioni in oro di importo pari o superiore a 10.000 € (soglia ridotta rispetto alla precedente, pari a 12.500 €) devono essere dichiarate all'UIF della Banca d'Italia. L'obbligo si estende alle operazioni frazionate nel mese solare con la stessa controparte (singole ≥ 2.500 € e complessive ≥ 10.000 €). Per le operazioni con banche o Operatori Professionali in Oro, l'obbligo dichiarativo grava sull'operatore, non sul cliente privato. Le sanzioni per omessa dichiarazione vanno dal 10% al 40% del valore dell’operazione. 

L'organo di controllo per le violazioni antiriclaggio in materia di oro è la Guardia di Finanza.

 

 

Possibili sanzioni penali

Oltre alle sanzioni amministrative pecuniarie previste per l'omessa dichiarazione, l'operatività nel mercato dell'oro comporta rigidi profili di responsabilità penale qualora le transazioni intercettino flussi finanziari di provenienza illecita. A causa dell'elevata liquidità del metallo prezioso, il legislatore presidia il settore con massima severità: il commercio irregolare o non trasparente di oro può infatti configurare o agevolare gravi reati finanziari. In questo contesto, assumono una rilevanza centrale il delitto di riciclaggio (Art. 648-bis c.p.) e quello di autoriciclaggio (Art. 648-ter.1 c.p.), i quali costituiscono i principali "reati presupposto" che sottendono e giustificano l'intera impalcatura degli obblighi di segnalazione e compliance verso l'UIF.

 

 

Il ritorno alla funzione di protezione dell’oro

Con il superamento del monopolio statale, l’oro fisico ha acquisito nuovamente la sua funzione storica di riserva di valore, ma questa volta all’interno di un perimetro normativo moderno, trasparente e presidiato da obblighi di tracciabilità.

 

Per il professionista del diritto e del wealth management, l'oro fisico non rappresenta solo un asset di diversificazione: è uno strumento regolato che offre tracciabilità delle operazioni e piena compatibilità con i protocolli in materia antiriciclaggio, in un’ottica di pianificazione successoria.

 

 

Fonti e riferimenti normativi

Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte direttamente dalle seguenti fonti primarie e ufficiali:

  1. Legge 17 gennaio 2000, n. 7 – «Nuova disciplina del mercato dell'oro, anche in attuazione della direttiva 98/80/CE del Consiglio, del 12 ottobre 1998» – testo disponibile su Normattiva.it.
  2. D.Lgs. 10 dicembre 2024, n. 211 – «Revisione della disciplina in materia di oro» – pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 2 del 2 gennaio 2025, testo disponibile su Normattiva.it.
  3. Direttiva 98/80/CE del Consiglio del 12 ottobre 1998 – «Regime fiscale speciale applicabile all'oro da investimento» – testo disponibile su EUR-Lex.
  4. D.Lgs.lgt. 17 maggio 1945, n. 331 – istituzione dell'Ufficio Italiano dei Cambi (UIC) – testo storico disponibile su Normattiva.it.
  5. D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 10, comma 1, n. 11) – disciplina IVA sulle cessioni di oro da investimento – testo disponibile su Normattiva.it.
  6. D.Lgs. 25 maggio 2017, n. 92 – disciplina degli Operatori Compro Oro (OCO) – testo disponibile su Normattiva.it.
  7. OAM – Organismo Agenti e Mediatori, Registro degli Operatori Professionali in Oro.
  8. Banca d'Italia, UIF – Unità di Informazione Finanziaria.
  9. R.D.L. 8 dicembre 1934, n. 1942 – Provvedimenti concernenti la cessione delle divise e la dichiarazione del possesso di titoli emessi all'estero. Provvedimento abrogato dal D.L. 22 dicembre 2008, n. 200, convertito con modficazioni dalla L. 18 febbraio 2009, n. 9 – Normattiva.it.
  10. D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 – Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Articolo abrogato dal D.Lgs. 5 novembre 2024, n. 173, come modificato dal D.L. 31 dicembre 2025, n. 200 – Normattiva.it.
  11. Regolamento (UE) 2016/679 – Relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati).

 

 

Domande frequenti 

È legale per un privato essere proprietario di lingotti d’oro in Italia?

Sì, la L.7/2000 ha abrogato, all’art.6, il D.Lgs.lgt. 331/1945, stabilendo la liberalizzazione dell’acquisto e vendita di oro fisico da investimento per i residenti in Italia, purché avvenga tramite operatori autorizzati.

 

 

Quali sono gli obblighi di segnalazione per le transazioni in oro?

Secondo la normativa vigente, D.Lgs. 10 dicembre 2024, n. 211 (in vigore dal 17 gennaio 2025), le operazioni in oro di importo pari o superiore a 10.000 € devono essere dichiarate all'UIF (Unità di Informazione Finanziaria)  istituita presso la Banca d’italia. . 

 

 

La Legge 7/2000 è stata aggiornata?

Sì, la  Legge 17 gennaio 2000, n. 7 è stata aggiornata e revisionata dal D.Lgs. 10 dicembre 2024, n. 211 (pubblicato in G.U. il 2 gennaio 2025, in vigore dal 17 gennaio 2025, con il Registro OAM operativo dal 17 aprile 2025). 

 

 

Come si confronta l'oro da investimento con altri strumenti di riserva di valore dal punto di vista fiscale e regolatorio?

A differenza dell'argento fisico, dei diamanti e delle opere d'arte — soggetti a IVA ordinaria al 22% — l'oro da investimento beneficia dell'esenzione IVA ai sensi dell'art. 10, comma 1, n. 11) del D.P.R. 633/1972. Rispetto agli ETF sull'oro o ai certificati auriferi, l'oro fisico non è soggetto al rischio di controparte tipico degli strumenti finanziari derivati, ma richiede soluzioni di custodia fisica e genera obblighi di tracciabilità antiriciclaggio più stringenti. Dal punto di vista della pianificazione successoria, l'oro fisico è un bene mobile che rientra nell'asse ereditario e può essere trasferito con le ordinarie regole civilistiche, a differenza di alcuni strumenti finanziari che prevedono clausole di beneficiario designato.

 

 

L'Italia è allineata agli standard europei nella regolamentazione dell'oro da investimento?

Sì. Il recepimento della Direttiva 98/80/CE con la L. 7/2000 ha allineato l'Italia al regime armonizzato IVA dell'Unione Europea per l'oro da investimento, eliminando le distorsioni competitive rispetto agli altri Stati membri. Il successivo D.Lgs. 211/2024 ha ulteriormente rafforzato il quadro di compliance antiriciclaggio, in coerenza con le raccomandazioni del GAFI (Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale) e con le direttive europee in materia di prevenzione del riciclaggio di denaro (AMLD) — direttiva (UE) 2015/849 (IV Direttiva Antiriciclaggio — AMLD4) e direttiva (UE) 2018/843 (V Direttiva Antiriciclaggio — AMLD5) . La riduzione della soglia di dichiarazione all'UIF da 12.500 € a 10.000 € riflette un orientamento europeo verso una maggiore trasparenza nelle transazioni in metalli preziosi.

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