Autore:

Careisgold
Data pubblicazione: 06/08/2026
Quanto conta ancora il giudizio delle agenzie di rating sui mercati finanziari? E che cosa succede quando le banche centrali intervengono così a lungo sui mercati da modificarne i normali meccanismi di funzionamento?
Sono alcune delle domande al centro di questa puntata di Goldcast, la rubrica di Careisgold dedicata all’oro fisico da investimento, che vede ospite Mauro Bottarelli, giornalista finanziario indipendente.
La puntata parte dal significato dei rating e dalla crisi di credibilità che ha interessato le grandi agenzie dopo il fallimento di Lehman Brothers. Da qui il ragionamento si allarga al debito sovrano, al mercato obbligazionario statunitense, al ruolo sempre più pervasivo delle banche centrali e al particolare caso del Giappone.
Il punto di arrivo è l’oro fisico: un asset che Bottarelli inserisce all’interno di una riflessione più ampia sulla politica monetaria, sulla sostenibilità del debito e sulla ricerca di strumenti il meno possibile dipendenti dalle decisioni delle autorità monetarie.
Dati chiave in sintesi:
- Che cos’è un rating e quanto può influenzare i mercati?
- Perché Lehman Brothers ha cambiato la percezione delle agenzie di rating?
- Quale segnale arrivò dal mercato interbancario prima della crisi del 2008?
- Mutui subprime e cartolarizzazioni: cosa c’era alla base della crisi?
- Dalla crisi di Lehman alla Grecia: perché si è indebolita ulteriormente la fiducia nei rating?
- Perché in passato il giudizio delle agenzie di rating pesava così tanto?
- Qual è la differenza tra rating e auditing?
- Perché i downgrade del debito degli Stati Uniti non provocano più le reazioni di un tempo?
- Cosa sta segnalando il mercato obbligazionario statunitense?
- Perché il rendimento di un titolo può dire più del rating?
- Cosa sta succedendo nei mercati obbligazionari? Il caso del Giappone
- Che cos’è il controllo della curva dei rendimenti?
- Quanto è diventata importante la Bank of Japan nei mercati?
- Che cos’è il carry trade sullo yen e cosa è successo nel 2024?
- Qual è il rischio quando una politica monetaria emergenziale diventa permanente?
- Cosa lega rating, debito pubblico, banche centrali e oro fisico?
- Perché l’oro torna al centro quando aumenta l’incertezza monetaria?
- Non perderti nessuna puntata di Goldcast
- FAQ
- Glossario delle entità chiave
- Fonti e riferimenti
Che cos’è un rating e quanto può influenzare i mercati?
La prima domanda posta a Mauro Bottarelli riguarda una parola entrata ormai nel linguaggio economico comune: rating.
Le valutazioni pubblicate da grandi agenzie internazionali come Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch possono riguardare aziende, istituzioni finanziarie o interi Stati e hanno l’obiettivo di fornire una valutazione della loro affidabilità creditizia e della capacità di far fronte ai propri impegni finanziari.
Per molti anni questi giudizi hanno avuto un peso enorme sulle decisioni degli investitori.
Ma quanto sono ancora determinanti? Per rispondere, Bottarelli individua un momento di svolta preciso nella storia recente dei mercati: il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008.
Perché Lehman Brothers ha cambiato la percezione delle agenzie di rating?
Pochissimo tempo prima del suo fallimento, ricorda Bottarelli, Lehman Brothers continuava a essere considerata un emittente con una valutazione compatibile con l’area investment grade.
Poi, nel giro di pochi giorni, una delle principali banche d’investimento americane fallì, dando inizio alla fase più acuta della crisi finanziaria globale. Il punto sottolineato da Bottarelli non riguarda soltanto l’errore di valutazione in sé.
I segnali di tensione, infatti, erano già visibili sui mercati. Il problema dei mutui subprime era noto agli operatori finanziari e, secondo Bottarelli, già durante l’estate del 2008 alcuni indicatori stavano mostrando con chiarezza la crescente sfiducia all’interno del sistema.
Uno di questi era il mercato interbancario.
Quale segnale arrivò dal mercato interbancario prima della crisi del 2008?
Il mercato interbancario è il mercato attraverso il quale le banche si prestano denaro tra loro, spesso anche per periodi brevissimi. Una delle operazioni tipiche è quella overnight, cioè un prestito che viene concesso per un solo giorno.
In condizioni normali questi scambi avvengono a tassi relativamente contenuti, proprio perché la controparte è un'altra banca e il sistema si basa sulla fiducia reciproca. Bottarelli ricorda però che nell'estate del 2008 i tassi richiesti dalle banche per prestarsi denaro tra loro iniziarono ad aumentare rapidamente.
Per il normale cittadino era un fenomeno praticamente invisibile. Per chi lavorava quotidianamente sui mercati, invece, rappresentava un segnale estremamente significativo. Se una banca improvvisamente richiede un premio molto più elevato per prestare denaro a un'altra banca anche soltanto per una notte, significa che la percezione del rischio all'interno del sistema è cambiata.
Secondo Bottarelli, era quindi evidente che qualcosa di importante stesse accadendo prima ancora del fallimento di Lehman Brothers. Ed è proprio qui che nasce una delle critiche rivolte alle società di rating: se gli indicatori erano già visibili agli operatori professionali, perché l'allarme non arrivò prima?
Mutui subprime e cartolarizzazioni: cosa c’era alla base della crisi?
Bottarelli richiama poi il meccanismo che contribuì alla crisi finanziaria.
Negli Stati Uniti erano stati concessi mutui immobiliari anche a soggetti con un profilo creditizio molto fragile. Questi crediti venivano successivamente raggruppati, suddivisi e trasformati attraverso processi di cartolarizzazione in strumenti finanziari venduti agli investitori.
In questo modo, attività caratterizzate da livelli di rischio differenti venivano inserite all’interno di prodotti finanziari più complessi. Il problema esplose quando un numero crescente di debitori non fu più in grado di rimborsare i propri mutui e il valore di molti di questi strumenti iniziò a deteriorarsi..
Per Bottarelli, il fatto che non sia arrivato un segnale sufficientemente forte e tempestivo dalle agenzie incaricate di valutare il rischio ha rappresentato uno dei primi grandi colpi alla loro credibilità.
Dalla crisi di Lehman alla Grecia: perché si è indebolita ulteriormente la fiducia nei rating?
Il 2008 non è però l'unico episodio citato, poiché pochi anni più tardi l'Europa dovette affrontare la crisi del debito sovrano greco, che si trasformò progressivamente in una crisi dell'intera Eurozona.
Bottarelli invita a guardare ancora una volta alla percezione del normale risparmiatore: prima dell'esplosione della crisi, quanti cittadini europei erano realmente consapevoli della fragilità dei conti pubblici greci?
La situazione peggiorò rapidamente e il contagio finanziario raggiunse anche Paesi economicamente molto più grandi, tra cui Italia e Spagna. In merito al nostro Paese, il momento più evidente arrivò nel 2011, con il forte aumento dello spread, le tensioni sul debito pubblico e la successiva nascita del governo guidato da Mario Monti.
Ancora una volta, sottolinea Bottarelli, il mercato sembrò cambiare quasi “dalla sera alla mattina”. È proprio questa sensazione di cambiamenti improvvisi, non adeguatamente anticipati dagli strumenti che avrebbero dovuto misurare il rischio, ad avere progressivamente ridimensionato l'autorevolezza attribuita ai rating.
Perché in passato il giudizio delle agenzie di rating pesava così tanto?
Nonostante questi limiti, il rating ha avuto storicamente un'influenza molto concreta sui mercati. La ragione è legata anche alle regole di investimento adottate da numerosi grandi investitori istituzionali.
Bottarelli porta l'esempio di fondi pensione e compagnie assicurative giapponesi. Alcuni soggetti istituzionali possono avere vincoli che impediscono loro di acquistare, o in determinati casi di continuare a detenere, strumenti finanziari che scendono sotto una certa soglia di rating.
La distinzione fondamentale è quella tra investment grade e titoli considerati maggiormente speculativi. Se un'obbligazione viene declassata e perde lo status di investment grade, alcuni fondi possono smettere di acquistarla. In determinate circostanze, possono essere costretti dalle proprie regole interne anche a ridurre o liquidare la posizione. È facile comprendere, quindi, perché il giudizio di una singola agenzia potesse produrre conseguenze enormi.
Un downgrade non rappresentava soltanto un'opinione negativa: poteva modificare direttamente il numero e la tipologia di investitori autorizzati a possedere quel titolo.
Qual è la differenza tra rating e auditing?
Durante la conversazione Bottarelli introduce anche una distinzione utile tra rating e auditing.
Il rating esprime una valutazione relativa all'affidabilità creditizia e al rischio associato a un determinato emittente o strumento finanziario.
L'auditing riguarda invece la verifica dei bilanci e dei conti di una società.
Una società di revisione analizza quindi la documentazione contabile con l'obiettivo di verificare che il bilancio rappresenti correttamente la situazione finanziaria dell'azienda secondo le regole applicabili.
Bottarelli richiama questa differenza parlando di alcuni scandali successivi alla crisi del 2008, tra cui il caso Wirecard in Germania, che contribuirono a sollevare nuove domande sull'efficacia dei sistemi di controllo e certificazione finanziaria. Nel suo ragionamento entrano anche i casi di società e fondi rivelatisi successivamente strutture estremamente fragili o veri e propri schemi Ponzi.
Ogni nuovo scandalo, secondo Bottarelli, ha contribuito ad alimentare la domanda: quanto possiamo affidarci a chi è chiamato a valutare o certificare il rischio?
Perché i downgrade del debito degli Stati Uniti non provocano più le reazioni di un tempo?
Un altro passaggio importante riguarda il debito pubblico americano.
Bottarelli richiama i declassamenti subiti nel tempo dal debito degli Stati Uniti come ulteriore indicatore del cambiamento avvenuto nel rapporto tra agenzie di rating e mercati. Un downgrade del debito della principale economia mondiale avrebbe potuto essere considerato, almeno teoricamente, un evento capace di produrre forti turbolenze.
Eppure le reazioni dei mercati alle revisioni più recenti sono state molto più contenute rispetto a quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Secondo la sua lettura, il mercato oggi tende a guardare direttamente ad altri indicatori, a partire dai prezzi delle obbligazioni e dai rendimenti richiesti dagli investitori.
Ed è proprio il mercato obbligazionario, più che il giudizio formale di un'agenzia, a fornire una misura concreta della fiducia degli investitori.
Cosa sta segnalando il mercato obbligazionario statunitense?
Bottarelli concentra quindi l'attenzione sull'aumento del costo di finanziamento degli Stati Uniti. Nel suo intervento richiama le dimensioni del debito americano e l'elevato peso della spesa per interessi, evidenziando come una parte consistente del debito debba essere periodicamente rifinanziata.
Il problema nasce dal confronto tra due differenti fasi monetarie. Per molti anni, durante le grandi operazioni di Quantitative Easing, la Federal Reserve ha sostenuto il mercato acquistando ingenti quantità di titoli.
La presenza della banca centrale come grande acquirente ha contribuito a comprimere i rendimenti. Quando aumenta la domanda di un'obbligazione, infatti, il suo prezzo tende a salire e il rendimento tende a scendere.
Per Bottarelli il rendimento rappresenta, in termini molto semplificati, anche una forma di premio per il rischio richiesto dal mercato. Se gli investitori percepiscono la presenza di una banca centrale pronta a intervenire acquistando titoli in situazioni di difficoltà, quel rischio può apparire minore.
Il problema emerge quando titoli emessi o rifinanziati in un periodo caratterizzato da tassi molto bassi arrivano a scadenza in uno scenario nel quale i nuovi rendimenti richiesti dal mercato sono sensibilmente più elevati. Rifinanziare grandi quantità di debito a un costo superiore significa aumentare ulteriormente la spesa per interessi.
Ed è proprio questo, nella lettura proposta durante Goldcast, uno dei segnali che oggi merita maggiore attenzione.
Perché il rendimento di un titolo può dire più del rating?
Il ragionamento porta a una conclusione importante: se il mercato richiede rendimenti sempre più elevati per finanziare un determinato Stato, sta già esprimendo una propria valutazione del rischio.
Per questo, secondo Bottarelli, il prezzo e il rendimento delle obbligazioni possono oggi comunicare più rapidamente del rating formale ciò che gli investitori pensano della sostenibilità di un debito.
Il giudizio delle agenzie non scompare, ma diventa uno degli elementi osservati dal mercato e non necessariamente il principale. È anche questa una conseguenza della trasformazione avvenuta dopo il 2008 e della crescente presenza delle banche centrali sui mercati finanziari.
Cosa sta succedendo nei mercati obbligazionari? Il caso del Giappone
La seconda grande domanda dell'intervista sposta l'attenzione sul Giappone.
Per Bottarelli il Paese rappresenta uno degli esempi più evidenti degli effetti che possono emergere quando una politica monetaria nata per rispondere a un'emergenza diventa progressivamente strutturale.
Per uscire dalla lunga fase di stagnazione e deflazione conosciuta come Lost Decade, il Giappone ha adottato molto presto politiche monetarie fortemente espansive.
La Bank of Japan è così diventata progressivamente un soggetto sempre più presente sui mercati finanziari e dopo la crisi globale del 2008 e soprattutto negli anni successivi, questa presenza si è ulteriormente rafforzata.
Che cos’è il controllo della curva dei rendimenti?
Uno degli strumenti utilizzati dalla Bank of Japan è stato lo Yield Curve Control, cioè il controllo della curva dei rendimenti.
In termini semplici, la banca centrale stabilisce quale livello dei rendimenti dei titoli di Stato considera accettabile e interviene sul mercato attraverso acquisti quando questi rendimenti superano determinate soglie.
Bottarelli evidenzia una conseguenza fondamentale di questo sistema. Infatti, in un mercato pienamente libero, il prezzo di un titolo dovrebbe formarsi dall'incontro tra domanda e offerta. Se gli investitori ritengono rischioso prestare denaro a uno Stato, richiederanno un rendimento maggiore. Se invece una banca centrale interviene sistematicamente per impedire ai rendimenti di superare una determinata soglia, questo processo viene alterato.
È qui che entra in gioco un altro concetto utilizzato durante la puntata: la price discovery, cioè il processo attraverso il quale il mercato determina il prezzo di un'attività finanziaria. Per Bottarelli, una presenza molto invasiva della banca centrale finisce inevitabilmente per limitare questo meccanismo.
Quanto è diventata importante la Bank of Japan nei mercati?
Il ruolo della Bank of Japan non si è limitato al mercato dei titoli di Stato e a tal proposito Bottarelli ricorda anche gli acquisti di ETF azionari, attraverso i quali la banca centrale giapponese è intervenuta indirettamente sul mercato azionario.
Nel suo intervento sottolinea quindi l'enorme peso assunto progressivamente dall'istituzione sia nel mercato obbligazionario sia nella Borsa di Tokyo.
Il punto che interessa maggiormente il giornalista non è però soltanto quantitativo. La domanda è più ampia: che cosa succede quando una banca centrale, nata principalmente per garantire la stabilità monetaria e dei prezzi, diventa uno dei principali protagonisti dei mercati finanziari del proprio Paese?
Secondo Bottarelli, si crea una situazione nella quale diventa sempre più difficile distinguere tra il normale funzionamento del mercato e gli effetti prodotti dall'intervento dell'autorità monetaria.
Che cos’è il carry trade sullo yen e cosa è successo nel 2024?
Per spiegare le fragilità che possono nascere da un lungo periodo di tassi estremamente bassi, Bottarelli introduce il carry trade sullo yen.
Il funzionamento, semplificando, è questo: un investitore si indebita in una valuta caratterizzata da tassi molto bassi, come per anni è stato lo yen, e utilizza quel denaro per investire in attività denominate in valute che offrono rendimenti superiori, ad esempio il dollaro.
Il guadagno deriva anche dalla differenza tra il basso costo del finanziamento e il rendimento degli asset acquistati. Una strategia simile può però diventare fragile quando cambiano improvvisamente i tassi o i rapporti tra le valute.
Bottarelli richiama in questo contesto le decisioni della Bank of Japan nel 2024 e le forti turbolenze che interessarono i mercati nell'agosto dello stesso anno. Anche un movimento apparentemente contenuto dei tassi può mettere sotto pressione strategie costruite per anni sulla convinzione che il costo del denaro giapponese sarebbe rimasto estremamente basso.
Questo episodio dimostra quanto possa essere difficile uscire da una politica monetaria straordinariamente espansiva una volta che il mercato si è abituato alla sua presenza.
Qual è il rischio quando una politica monetaria emergenziale diventa permanente?
Intervenire durante una crisi può essere necessario. Quando banche o altri operatori finanziari si trovano con asset che stanno perdendo rapidamente valore, una banca centrale può intervenire fornendo liquidità e acquistando titoli per evitare che la crisi si trasformi in un collasso dell'intero sistema.
È la logica alla base di molti programmi di Quantitative Easing: la banca centrale acquista grandi quantità di attività finanziarie, in particolare obbligazioni. L'obiettivo è immettere liquidità nel sistema, sostenere il funzionamento dei mercati e ridurre il costo del credito.
Acquistando titoli, la banca centrale aumenta la domanda, ne sostiene i prezzi e contribuisce a ridurne i rendimenti. Dopo la crisi finanziaria globale, politiche di questo tipo sono state utilizzate, con modalità e tempi differenti, dalla Federal Reserve, dalla Banca Centrale Europea, dalla Bank of England e dalla Bank of Japan.
Secondo Bottarelli, il problema non è necessariamente l'utilizzo dello strumento in una situazione eccezionale. Il rischio nasce quando una misura pensata per l'emergenza diventa una componente permanente del funzionamento dei mercati.
A quel punto prezzi, rendimenti e valutazioni degli asset possono dipendere in misura crescente dalla presenza della banca centrale.
Cosa lega rating, debito pubblico, banche centrali e oro fisico?
Nella parte finale della conversazione Bottarelli invita a “unire i puntini”.
Le agenzie di rating hanno perso parte dell'autorità che avevano prima del 2008, i mercati guardano sempre più direttamente a prezzi e rendimenti, il debito pubblico è cresciuto, le banche centrali sono diventate protagoniste dei mercati attraverso ripetuti programmi di espansione monetaria.
E uscire da politiche straordinarie mantenute per molti anni può diventare estremamente complesso, come mostra il caso del Giappone.
È a questo punto che nel ragionamento compare l'oro fisico.
Di fronte a un sistema nel quale una parte rilevante del valore degli asset finanziari può essere influenzata dalle decisioni delle banche centrali, Bottarelli individua nell'oro la ricerca di qualcosa che risenta il meno possibile di queste dinamiche.
Non si tratta quindi di partire dall'oro per giustificarne il ruolo, ma il percorso è opposto: si osservano prima le trasformazioni della politica monetaria e dei mercati e ci si domanda poi quali asset possano mantenere una maggiore indipendenza da queste logiche.
Perché l’oro torna al centro quando aumenta l’incertezza monetaria?
La riflessione conclusiva riguarda proprio la natura dell'oro come asset reale.
A differenza di un titolo obbligazionario, l'oro fisico non rappresenta il debito di uno Stato o di un'azienda. Non dipende quindi dalla capacità di un emittente di rimborsare capitale e interessi.
Allo stesso modo, la quantità di oro esistente non può essere aumentata attraverso una decisione di politica monetaria.
È questa caratteristica che, nel ragionamento proposto da Bottarelli, rende l'oro particolarmente interessante quando aumenta la percezione di una forte espansione monetaria o di una crescente dipendenza dei mercati dall'intervento delle banche centrali.
Il punto non è prevedere il comportamento futuro del prezzo dell'oro, ma comprendere perché un asset fisico possa acquisire un significato diverso all'interno di un sistema finanziario sempre più influenzato dalle politiche monetarie.
Un percorso che invita a guardare oltre il singolo indicatore e a comprendere le relazioni che legano tra loro le diverse componenti del sistema finanziario.
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FAQ
Che cos’è il rating finanziario e perché può influenzare i mercati?
Il rating è una valutazione dell'affidabilità creditizia di un'azienda, di uno Stato o di uno strumento finanziario. Può influenzare i mercati perché molti investitori istituzionali seguono regole che consentono di acquistare o detenere soltanto titoli con determinati livelli di rating. Un downgrade può quindi ridurre la platea dei potenziali investitori e incidere sul prezzo e sul rendimento di un titolo.
Perché la crisi di Lehman Brothers ha ridotto la credibilità delle agenzie di rating?
Secondo Mauro Bottarelli, il fallimento di Lehman Brothers ha rappresentato un punto di svolta perché la banca continuava ad avere valutazioni compatibili con l'area investment grade poco prima del collasso, mentre sui mercati erano già visibili importanti segnali di tensione. L'episodio ha quindi sollevato dubbi sulla capacità dei sistemi di rating di individuare e comunicare tempestivamente alcuni rischi.
Perché Bottarelli collega le politiche monetarie delle banche centrali all’oro fisico?
Nella puntata Bottarelli osserva come, dopo il 2008, le principali banche centrali abbiano utilizzato ripetutamente politiche di espansione monetaria e acquisto di attività finanziarie. In questo scenario individua nell'oro fisico un asset reale che non rappresenta il debito di un emittente e la cui disponibilità non può essere aumentata attraverso una decisione di politica monetaria. È questa caratteristica a spiegare, nella sua analisi, il rinnovato interesse verso l'oro nelle fasi di maggiore incertezza.
Glossario delle entità chiave
- Mauro Bottarelli — giornalista finanziario indipendente e ospite della puntata di Goldcast.
- Careisgold — società che cura Goldcast e opera nel settore dell'oro fisico da investimento.
- Goldcast — rubrica di Careisgold dedicata all'oro fisico da investimento e all'approfondimento di temi economici e finanziari.
- Moody’s — una delle principali agenzie internazionali di rating, citata nel dibattito sull'affidabilità creditizia di Stati e aziende.
- Standard & Poor’s (S&P) — una delle maggiori agenzie internazionali di rating.
- Fitch Ratings — una delle tre principali agenzie globali di rating richiamate da Bottarelli.
- Lehman Brothers — banca d'investimento statunitense il cui fallimento nel settembre 2008 rappresentò uno dei momenti più critici della crisi finanziaria globale.
- Federal Reserve (Fed) — banca centrale degli Stati Uniti, citata per le politiche di Quantitative Easing e per il ruolo assunto nel mercato del debito americano.
- Banca Centrale Europea (BCE) — banca centrale dell'Eurozona, richiamata nel contesto della crisi europea e delle successive politiche monetarie espansive.
- Bank of Japan — banca centrale giapponese, al centro della seconda parte dell'intervista per le sue politiche di acquisto di titoli, controllo della curva dei rendimenti e tassi di interesse.
- Bank of England — banca centrale del Regno Unito, citata tra gli istituti che hanno adottato politiche monetarie espansive dopo le grandi crisi finanziarie.
- Mario Monti — economista ed ex presidente del Consiglio italiano, citato in relazione alla crisi del debito sovrano italiano del 2011.
- Wirecard — società tedesca protagonista di uno dei più importanti scandali finanziari europei degli ultimi anni, citata parlando dei limiti dei sistemi di auditing e controllo.
- Barack Obama — ex presidente degli Stati Uniti, richiamato nel passaggio dedicato ai primi declassamenti del debito sovrano americano.
- Donald Trump — presidente degli Stati Uniti citato nel contesto dei più recenti giudizi sul debito americano e delle tensioni commerciali internazionali.
- Scott Bessent — Segretario al Tesoro degli Stati Uniti citato da Bottarelli parlando della reazione dell'amministrazione americana ai giudizi sul debito pubblico.
- Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti — istituzione responsabile della gestione delle finanze federali e dell'emissione del debito pubblico statunitense.
- Borsa di Tokyo — principale mercato azionario giapponese, citato parlando degli interventi della Bank of Japan attraverso acquisti di ETF.
- ETF – Exchange Traded Fund — strumenti finanziari negoziati in Borsa, citati perché utilizzati anche dalla Bank of Japan nelle proprie operazioni sul mercato azionario.
- City of London — principale distretto finanziario londinese, richiamato parlando di fondi e scandali finanziari successivi alla crisi del 2008.
Fonti e riferimenti
- Goldcast: dove il valore incontra la conoscenza – Careisgold SpA
- C’era una volta un metallo dorato… – Careisgold SpA
- Lehman Brothers, storia di un sogno finito in un crack – Il Sole 24 Ore
- Cosa sono i Subprime? – Borsa Italiana
- La crisi del debito sovrano del 2010 - 2011 – Consob - Commissione Nazionale per le Società e la Borsa
- Da Berlusconi a Monti, la drammatica estate 2011 tra spread e rischi di bancarotta – La Repubblica
- Lo scandalo Wirecard – Il Post
- Quantitative Easing: manovra monetaria oltre le politiche convenzionali – Borsa Italiana
- Japan’s Lost Decade - Policies for Economic Revival – International Monetary Found
- What is Yield Curve Control? – Brookings
- Cos’è un ETF: caratteristiche e vantaggi – Borsa Italiana
- Motivations behind the October 2024 issue – Bank of Japan