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Goldcast: Stora dell'oro, bimetallismo e tecnologia

Goldcast: Stora dell'oro, bimetallismo e tecnologia

In questa puntata di Goldcast andiamo alla scoperta della storia dell'oro insieme al Prof. Alessandro Giraudo.

Autore:

Goldcast: Stora dell'oro, bimetallismo e tecnologia

Careisgold

Data pubblicazione: 09/09/2026

Perché l’oro ha attraversato migliaia di anni di storia senza perdere il proprio valore simbolico, economico e patrimoniale? Che cosa lo ha reso universalmente riconosciuto dalle civiltà più diverse? E perché, ancora oggi, continua a essere utilizzato non soltanto come riserva di valore, ma anche in settori tecnologici avanzati?

 

Sono le domande al centro di questa puntata di Goldcast, la rubrica di Careisgold dedicata all’oro fisico da investimento e alla protezione del capitale. In questo episodio incontriamo il professor Alessandro Giraudo, docente di geopolitica delle materie prime presso INSEEC di Parigi e il Politecnico di Torino.

La conversazione attraversa millenni di storia: dalle prime civiltà al mondo romano, dalle grandi espansioni europee al bimetallismo ottocentesco, fino alle applicazioni contemporanee dell’oro nell’elettronica, nell’aeronautica e nello spazio.

 

Il filo conduttore è la straordinaria continuità del metallo giallo: un elemento raro, durevole, facilmente trasportabile e riconosciuto in contesti geografici e culturali molto diversi, che nel corso del tempo ha assunto contemporaneamente funzioni religiose, monetarie, patrimoniali e tecnologiche.

 

 

Dati chiave in sintesi

 

Quali sono le origini del valore dell’oro?

La prima domanda riguarda proprio l’origine del rapporto tra l’uomo e l’oro: per comprenderlo, spiega il professore, bisogna tornare molto indietro nel tempo. L’oro possiede innanzitutto alcune caratteristiche fisiche che lo distinguono da molti altri materiali: è raro, resistente, durevole e riconoscibile per il suo colore.

 

Sono proprio queste proprietà ad avere contribuito alla capacità dell’oro di affascinare le società umane fin dall’antichità e il professore richiama anche Aristofane, che nella commedia Pluto descrive la forza dell’attrazione esercitata dall’oro sugli uomini. Ma il suo valore originario non era necessariamente economico.

 

Nelle prime società, l’oro acquisisce soprattutto un significato religioso e simbolico. Oggetti sacri, luoghi di culto, statue e rappresentazioni delle divinità vengono decorati o rivestiti con il metallo giallo, creando una relazione tra oro, sacralità e potere che attraverserà numerose culture. Solo successivamente questa dimensione si affianca a una funzione sempre più chiaramente economica. Da migliaia di anni l’oro assume infatti due grandi ruoli: da una parte quello di riserva e rappresentazione del valore, dall’altra quello di materiale impiegato concretamente nelle attività umane.

 

Oggi questa seconda funzione è diventata ancora più evidente grazie alla tecnologia.

 

 

Perché l’oro è diventato una riserva di valore?

Una delle caratteristiche centrali dell’oro è la capacità di concentrare una quantità elevata di valore in uno spazio relativamente ridotto. È una proprietà che storicamente lo ha differenziato da altri beni utilizzati come mezzo di scambio o strumento di conservazione della ricchezza. Il professore richiama alcuni esempi: nel passato anche la seta e le spezie erano considerate beni di grande valore e potevano essere utilizzate negli scambi internazionali.

 

Nelle civiltà mesoamericane, invece, anche i semi di cacao potevano svolgere funzioni simili a quelle di una moneta. Il problema comune a questi beni è però la loro deperibilità: seta, spezie o prodotti agricoli possono deteriorarsi nel tempo, al contrario dell’oro che mantiene sostanzialmente inalterate le proprie caratteristiche fisiche. Può essere conservato molto a lungo, trasportato e successivamente scambiato.

 

A questo si aggiunge un altro elemento decisivo: l’universalità del suo riconoscimento. Giraudo osserva che l’oro viene accettato e riconosciuto in aree geografiche e culturali completamente differenti ed è proprio questa combinazione tra rarità, resistenza, concentrazione del valore e accettazione internazionale ad avere favorito la sua affermazione come riserva di valore attraverso i secoli.

 

 

Perché l’oro è considerato storicamente un bene rifugio?

Quali eventi hanno consolidato nel tempo il ruolo dell’oro come bene rifugio? Per Giraudo, la risposta è strettamente collegata alla natura conflittuale della storia: regni, imperi e governi hanno accumulato oro, perché poter disporre di una riserva riconosciuta anche al di fuori dei propri confini significava mantenere una capacità di azione anche nelle situazioni più difficili.

 

L’oro poteva finanziare eserciti, sostenere scambi, permettere negoziazioni o semplicemente rappresentare una riserva da utilizzare in caso di necessità. L’oro può essere descritto quindi anche come una sorta di assicurazione patrimoniale.

 

A tal proposito, questo elemento diventa particolarmente rilevante nei periodi di instabilità e il ritorno dell’attenzione verso l’oro nelle fasi caratterizzate da conflitti e incertezza non rappresenta un fenomeno nuovo. Non è altro che la riproposizione di un comportamento osservabile ripetutamente nella storia.

 

La differenza rispetto a molte forme di ricchezza finanziaria è anche la materialità del bene dal momento che l’oro è un asset fisico che può essere posseduto e che mantiene un riconoscimento molto ampio ed è questa continuità, più ancora del singolo movimento di prezzo, a costituire una delle caratteristiche più particolari del metallo giallo.

 

 

Come ha finanziato l’oro lo sviluppo delle grandi civiltà?

Partendo dal proprio libro “Oro, argento e scintillanti follie”, il professor Giraudo ripercorre alcuni dei momenti nei quali l’oro ha contribuito direttamente allo sviluppo delle civiltà e uno dei primi esempi riguarda l’antico Egitto.

 

Le risorse aurifere provenienti dalla Nubia contribuirono alla forza economica dell’Egitto e in particolare di alcune dinastie, compresa quella a cui apparteneva Tutankhamon. L’oro non rappresentava soltanto ricchezza da accumulare, ma poteva finanziare strutture politiche, eserciti, commerci e processi di espansione. Lo stesso principio può essere osservato nel mondo romano.

 

 

Quale ruolo ebbe l’oro nell’espansione di Roma?

Giraudo richiama le importanti miniere presenti nella penisola iberica e sfruttate durante l’epoca romana. Tra le fonti storiche viene ricordato Plinio il Vecchio, che descrisse anche l’attività mineraria romana in Spagna. Le dimensioni dell’organizzazione necessaria all’estrazione dell’oro mostrano quanto questo metallo fosse importante per l’economia dell’Impero.

 

Un altro episodio citato è la conquista della Dacia da parte dell’imperatore Traiano. Anche la presenza di importanti risorse aurifere in quel territorio contribuiva al suo valore strategico e l’oro ottenuto dalle conquiste e dalle attività minerarie poteva quindi alimentare le finanze imperiali e sostenere ulteriori investimenti, opere pubbliche ed espansioni. Il rapporto tra disponibilità di materie prime e capacità politica emerge così come una delle costanti della storia raccontata da Giraudo.

 

 

Dall’Impero romano al “Siglo de Oro”: come l’oro ha accompagnato le espansioni economiche

Giraudo richiama il ruolo dell’oro anche nelle economie dei Mongoli, mostrando come dietro una civiltà ricordata prevalentemente per le conquiste militari esistesse anche una struttura economica sofisticata e legata al controllo delle risorse.

 

Successivamente, si arriva a parlare dell’espansione europea e del cosiddetto Siglo de Oro spagnolo. L’afflusso di oro e argento contribuì alla potenza della Spagna e, più in generale, all’economia europea. Queste risorse sostennero guerre e processi di espansione, ma alimentarono anche scambi, investimenti e parte dello sviluppo economico e culturale dell’Europa.

 

Giraudo cita poi l’oro scoperto in Brasile, che contribuì alle finanze e allo sviluppo del Portogallo, e quello trovato in California a partire dal 1849, inserendolo anche nel contesto economico che precedette e accompagnò la Guerra civile americana. Il denominatore comune è sempre lo stesso: la disponibilità di oro non ha rappresentato soltanto ricchezza privata, infatti in numerosi momenti storici ha contribuito direttamente alla capacità degli Stati di finanziare sviluppo, espansione e conflitti.

 

 

Che cos’è il bimetallismo tra oro e argento?

Una parte centrale della puntata riguarda il rapporto storico tra oro e argento: per secoli i due metalli hanno convissuto all’interno dei sistemi monetari. È il principio del bimetallismo, ovvero oro e argento vengono entrambi utilizzati come riferimento monetario, secondo un determinato rapporto di valore.

 

Storicamente questo rapporto è stato spesso nell’ordine di circa un’oncia d’oro ogni 10-15 once d’argento. Nell’Ottocento il rapporto tra i due metalli fu anche formalizzato all’interno di sistemi monetari come quello dell’Unione Monetaria Latina. Questo equilibrio, però, entrò progressivamente in crisi.

 

 

Perché nell’Ottocento l’argento perse terreno rispetto all’oro?

Secondo la ricostruzione proposta da Giraudo, un passaggio decisivo avvenne nella seconda metà dell’Ottocento, quando nuove grandi disponibilità di argento aumentarono sensibilmente l’offerta del metallo e causando una riduzione del valore relativo.

 

Il fenomeno ebbe conseguenze particolarmente importanti per economie come India, Cina e Giappone, nelle quali l’argento svolgeva un ruolo centrale all’interno del sistema monetario. Infatti, la svalutazione dell’argento contribuì quindi a generare forti tensioni economiche. Una trasformazione facilmente collegabile al lungo periodo di difficoltà economiche internazionali iniziato negli anni Settanta dell’Ottocento.

 

Da questo passaggio storico emerge una delle ragioni della progressiva affermazione dell’oro come riferimento monetario dominante. Ecco perché il rapporto di prezzo tra oro e argento è oggi molto diverso rispetto a quello storico.

 

Da rapporti nell’ordine di 1 a 15 si è passati a valori vicini a 90-100 once d’argento per un’oncia d’oro. Per Giraudo, questo confronto mostra quanto profondamente possa cambiare nel tempo il valore relativo delle materie prime anche quando entrambe mantengono caratteristiche fisiche preziose.

 

 

Cosa insegna la storia dell’oro a chi guarda oggi alla protezione patrimoniale?

Che cosa può insegnare questa storia millenaria a chi oggi valuta una strategia patrimoniale? Per Giraudo è importante innanzitutto osservare la relazione tra offerta e domanda di oro.

 

Il professore sottolinea che la produzione mineraria continua, ma contemporaneamente diminuisce il cosiddetto tenore delle miniere, cioè la quantità di oro ricavabile da una determinata quantità di materiale estratto. In termini semplici, per ottenere la stessa quantità di metallo può essere necessario lavorare quantità crescenti di roccia e terreno.

 

È un elemento importante perché evidenzia la difficoltà strutturale di aumentare rapidamente l’offerta di oro. Oltretutto, a questa dinamica si affiancano tre grandi fonti di domanda:

  • La prima è quella legata all’oro come riserva di valore.
  • La seconda riguarda la tecnologia.
  • La terza rimane la gioielleria, che continua a rappresentare una componente culturale e sociale della domanda in molte parti del mondo.

 

È proprio l’incontro di queste funzioni differenti a rendere l’oro un metallo particolare: lo stesso materiale può essere utilizzato per conservare valore, produrre un gioiello o realizzare un componente tecnologico altamente specializzato.

 

 

Perché l’oro viene utilizzato nella tecnologia moderna?

L’ultima parte dell’intervista affronta un aspetto spesso meno conosciuto: le applicazioni tecnologiche dell’oro.

 

Nell’immaginario comune il metallo giallo viene associato soprattutto a lingotti, monete e gioielli, ma in realtà piccole quantità di oro sono presenti anche in numerosi dispositivi elettronici: smartphone e computer ne utilizzano quantità minime ma funzionalmente importanti, soprattutto nei contatti e nei componenti nei quali affidabilità e resistenza sono fondamentali.

 

Le caratteristiche che avevano reso l’oro prezioso migliaia di anni fa, stabilità e resistenza agli agenti esterni, sono quindi le stesse che ne sostengono alcuni utilizzi nel XXI secolo.

 

 

Come viene utilizzato l’oro negli aerei e nello spazio?

Giraudo richiama anche applicazioni in settori nei quali le condizioni operative sono particolarmente difficili. Un esempio riguarda il settore aeronautico, dove sottilissimi rivestimenti contenenti oro possono essere impiegati nelle superfici trasparenti e in altri componenti per le loro proprietà tecniche.

 

Il professore estende poi il ragionamento al settore spaziale: satelliti, sistemi elettronici e componenti destinati a operare nello spazio devono affrontare grandi variazioni di temperatura, radiazioni e condizioni estreme. Anche in questo contesto l’oro viene utilizzato per particolari rivestimenti e contatti elettronici.

 

Si tratta di quantità molto diverse da quelle associate alle grandi riserve auree, ma il principio è significativo: uno dei materiali utilizzati dalle civiltà antiche per realizzare monete, gioielli e oggetti sacri continua a essere impiegato nelle tecnologie più avanzate disponibili oggi.

 

 

Perché l’oro continua a essere centrale dopo migliaia di anni?

È forse questa la domanda che riassume meglio l’intera puntata. L’oro ha cambiato funzione più volte, senza perdere completamente quelle precedenti:

  • È stato simbolo religioso.
  • È diventato manifestazione del potere politico.
  • Ha finanziato imperi e guerre.
  • È stato moneta e fondamento di sistemi monetari.
  • È diventato riserva patrimoniale.
  • Continua a essere utilizzato nella gioielleria.
  • Oggi è anche una materia prima per elettronica, aeronautica e tecnologie spaziali.

 

Pochissimi materiali possono vantare una continuità comparabile e nella lettura proposta dal professor Alessandro Giraudo, il segreto della longevità dell’oro risiede proprio nell’incontro tra rarità, proprietà fisiche, capacità di conservare valore, trasportabilità e riconoscimento universale.

 

La tecnologia non ha quindi cancellato il ruolo storico dell’oro, ma gli ha semplicemente aggiunto nuove funzioni ed è questa capacità di attraversare epoche, sistemi economici e rivoluzioni tecnologiche che continua a renderlo un elemento centrale nel dibattito economico contemporaneo.

 

 

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FAQ

Perché l’oro è considerato una riserva di valore da migliaia di anni?

Secondo Alessandro Giraudo, l’oro combina caratteristiche particolarmente favorevoli: è raro, durevole, resistente, facilmente trasportabile e permette di concentrare un valore elevato in uno spazio ridotto. A differenza di altri beni storicamente utilizzati negli scambi, come spezie, seta o cacao, non si deteriora facilmente. A questo si aggiunge il riconoscimento che ha mantenuto presso culture e civiltà molto differenti.

 

 

Che cos’era il bimetallismo tra oro e argento?

Il bimetallismo era un sistema nel quale sia l’oro sia l’argento svolgevano una funzione monetaria secondo un determinato rapporto di valore. Per lunghi periodi il rapporto fu vicino a un’oncia d’oro per 10-15 once d’argento. Nella seconda metà dell’Ottocento l’aumento dell’offerta di argento contribuì però a modificarne profondamente il valore relativo e favorì la progressiva prevalenza dell’oro nei sistemi monetari internazionali.

 

 

Perché l’oro viene ancora utilizzato nella tecnologia?

L’oro possiede proprietà fisiche particolarmente utili: resiste alla corrosione, mantiene nel tempo le proprie caratteristiche ed è adatto alla realizzazione di contatti e rivestimenti altamente affidabili. Per questo piccole quantità vengono impiegate nell’elettronica, nei computer, negli smartphone, nell’aeronautica e nelle tecnologie spaziali.

 

 

Glossario delle entità chiave

  • Alessandro Giraudo — docente di geopolitica delle materie prime presso INSEEC di Parigi e il Politecnico di Torino.
  • Careisgold — società che cura Goldcast e opera nel settore dell’oro fisico da investimento.
  • Goldcast — rubrica di Careisgold dedicata all’oro fisico da investimento, alla protezione del capitale e agli approfondimenti economici, storici e geopolitici collegati.
  • INSEEC di Parigi — istituzione universitaria presso la quale Alessandro Giraudo insegna geopolitica delle materie prime.
  • Politecnico di Torino — università citata nella presentazione di Alessandro Giraudo in relazione alla sua attività accademica.
  • Aristofane — commediografo greco dell’antichità richiamato da Giraudo per descrivere quanto sia antica l’attrazione esercitata dall’oro sull’uomo.
  • Pluto — commedia di Aristofane richiamata durante l’intervista parlando del rapporto tra uomini, ricchezza e oro.
  • Tutankhamon — faraone egizio citato come riferimento alla XVIII dinastia e alla ricchezza aurifera dell’antico Egitto.
  • Plinio il Vecchio — autore e naturalista romano citato per le testimonianze relative alle attività minerarie romane nella penisola iberica.
  • Traiano — imperatore romano richiamato parlando della conquista della Dacia e delle risorse aurifere presenti nel territorio.
  • Unione Monetaria Latina — accordo monetario ottocentesco tra diversi Paesi europei che cercò di armonizzare le monete basate su oro e argento, richiamato nella spiegazione del bimetallismo.
  • “Oro, argento e scintillanti follie” — libro di Alessandro Giraudo richiamato durante Goldcast e dedicato alla storia e al ruolo economico dei metalli preziosi.

 

 

Fonti e riferimenti

I contenuti pubblicati nella sezione Notizie del sito web di Careisgold hanno scopo informativo e non costituiscono una sollecitazione, né raccomandazione personalizzata ad acquistare. Tutte le informazioni - quali l'andamento del mercato dell'oro, le previsioni economiche e le analisi di settore - sono generiche, fornite al solo scopo di condividere notizie inerenti al settore di attività della Società, riflettono il punto di vista dell’autore e dell’ospite al momento della divulgazione e possono essere soggette a cambiamenti. Ogni decisione operativa presa sulla base delle informazioni ascoltate è assunta in piena autonomia e sotto la propria responsabilità, né le notizie condivise sostituiscono una consulenza finanziaria e fiscale.

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