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Careisgold
Data pubblicazione: 22/10/2026
Se chiedessimo a un ragazzo se ha idea di quando andrà in pensione, probabilmente la risposta sarebbe “mai”. Per chi oggi ha venti o trent’anni, la pensione rischia di diventare un vero e proprio miraggio e non solo per una questione d’età.
Lo sappiamo molto bene, tutto è cambiato: si entra nel mondo del lavoro più tardi, gli stipendi reali faticano a recuperare, il costo della vita si alza e l’età pensionabile si alza inesorabilmente. Le domande possono sorgere spontanee: quando arriverà il momento di smettere di lavorare? Quanto varrà davvero la pensione? Mi ritroverò a 70 anni a lavorare in ufficio dopo averci passato una vita?
È chiaro che le prospettive previdenziali delle nuove generazioni stiano cambiando e per comprenderle meglio è necessario partire da quattro elementi:
- L’età di pensionamento;
- Il sistema di calcolo contributivo;
- L’importo degli assegni futuri;
- Le condizioni del mercato del lavoro.
Dati chiave in sintesi
- Lavoreremo davvero fino a 70 anni?
- E per chi oggi ha venti o trent’anni?
- Dal sistema retributivo al contributivo: cosa cambia per i giovani?
- Pensioni più basse: il divario tra generazioni
- Un esempio concreto
- Stipendi bassi e carriere discontinue: perché il problema inizia molto prima della pensione
- Il problema dei salari
- Il cambiamento demografico
- Come prepararsi a una pensione diversa da quella delle generazioni precedenti?
- Quale ruolo può avere l’oro fisico da investimento nella pianificazione del futuro?
- Il futuro pensionistico si costruisce anche conoscendo il presente
- FAQ
- Glossario delle entità chiave
- Fonti e riferimenti
Lavoreremo davvero fino a 70 anni?
La prima cosa da fare è partire dai fatti: in Italia, l’età per accedere alla pensione di vecchiaia viaggia di pari passo con l’andamento della speranza di vita. Ciò significa che i requisiti possono essere aggiornati periodicamente, in base alle rilevazioni demografiche fatte dall’ISTAT.
A tal proposito, secondo le disposizioni recepite dall'INPS con la circolare n. 28 del 16 marzo 2026 la situazione è la seguente:
- 2026: 67 anni
- 2027: 67 anni e 1 mese
- 2028: 67 anni e 3 mesi
Si tratta dei requisiti ordinari di età per la pensione di vecchiaia, ai quali si aggiungono condizioni contributive e alcune eccezioni previste dalla normativa. In generale, sono necessari almeno 20 anni di contributi e, per chi ha iniziato a versarli dal 1996, è prevista anche una soglia minima per l'importo della pensione. Esistono inoltre alcune eccezioni e modalità di accesso differenti, in base alla situazione individuale.
E per chi oggi ha venti o trent’anni?
In questo caso, l’orizzonte è inevitabilmente più incerto. Infatti, le previsioni parlano di ulteriori aumenti dell’età pensionabile, dovuti all’aumento dell’aspettativa di vita, secondo le norme che saranno in vigore.
In ogni caso, la notizia forte per chi inizia a lavorare oggi è la seguente: non si può sapere con assoluta certezza a che età si andrà in pensione.
Dal sistema retributivo al contributivo: cosa cambia per i giovani?
L’età, però, è solo una parte dell’equazione che come risultato dà la pensione. È fondamentale considerare come viene calcolato l’assegno.
In merito a questo argomento, la riforma Dini del 1995 (LEGGE 8 agosto 1995, n. 335) ha rappresentato un punto cruciale della storia italiana, promossa dall'allora Presidente del Consiglio Lamberto Dini. La legge ha introdotto il sistema di calcolo contributivo.
Se prima il sistema retributivo prevedeva che l'importo della pensione dipendesse principalmente dalle retribuzioni di riferimento percepite durante la carriera lavorativa, con il sistema contributivo si ha “una forma più equa di determinazione della prestazione pensionistica, in quanto pone in diretta correlazione quanto versato con quanto il soggetto verrà a percepire; i contributi accantonati (c.d. montante) vengono, infatti, convertiti in rendita attraverso coefficienti di trasformazione calcolati in ragione dell'età di pensionamento e della conseguente attesa di vita”, come viene specificato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
In termini semplici, quanto si guadagna, per quanti anni si lavora e quanto si versa incidono direttamente sull'importo futuro. Di conseguenza, periodi prolungati di redditi bassi o di contribuzione ridotta possono tradursi in pensioni meno elevate.
Pensioni più basse: il divario tra generazioni
Uno dei punti cruciali della questione non riguarda solamente quando queste pensioni arriveranno, ma anche quanto saranno sufficienti a sostenere il proprio tenore di vita. A evidenziarlo è il focus “Pensioni, ipoteca sul futuro?”, realizzato nel febbraio 2026 da Censis e Confcooperative.
In questo studio sono messe a confronto due carriere lavorative-tipo, entrambe di 38 anni nel settore privato, ma appartenenti a generazioni differenti. Il risultato che emerge dal confronto è:
- 81,5% è il tasso di sostituzione netto calcolato per un lavoratore andato in pensione nel 2020.
- 64,8% è il tasso di sostituzione netto stimato per un lavoratore entrato nel mercato del lavoro nel 2022, ipotizzando il pensionamento nel 2060.
In questo scenario, la differenza tra le due generazioni è di 16,7 punti percentuali.
Un esempio concreto
Per comprendere meglio cosa significhi questa differenza di percentuali, facciamo un esempio concreto: immaginiamo un’ultima retribuzione netta di 2.000 euro mensili, senza simulare l’evoluzione degli stipendi o dell’inflazione fra 2020 e 2060.
Applicando i due tassi, a titolo puramente illustrativo, il primo assegno ricevuto corrisponderebbe rispettivamente a circa 1.630 euro (con il primo tasso) e 1.296 euro (con il secondo tasso), ipotizzando importi riferiti alla stessa mensilità.
Non si tratta di una previsione valida per tutti: il risultato effettivo dipenderà dalla storia contributiva individuale, dalle retribuzioni e dalle regole previdenziali applicabili. Lo studio, inoltre, utilizza un'ipotesi di pensionamento a 67 anni anche per il 2060, che non costituisce una previsione del requisito anagrafico futuro.
Stipendi bassi e carriere discontinue: perché il problema inizia molto prima della pensione
Nel sistema contributivo è la carriera lavorativa ad avere un'importanza maggiore. Per moltissime persone (soprattutto giovani e nei primi anni di carriera), la situazione è ben più complessa, poiché si sono ritrovate ad affrontare fasi parecchio discontinue.
Contratti temporanei, periodi di disoccupazione, redditi variabili o ingressi tardivi nel mercato del lavoro (situazione sempre più comune, dato che l’età media complessiva alla laurea secondo il Rapporto AlmaLaurea 2025 è 25,8 anni) rendono assai più difficile accumulare una posizione contributiva adeguata. È vero, alcune interruzioni sono coperte da contribuzione figurativa, ma gli effetti complessivi dipendono molto dalla situazione individuale.
Il problema dei salari
Secondo l’OECD Employment Outlook 2026, nel primo trimestre del 2026 le retribuzioni reali in Italia risultano ancora inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, nonostante i recuperi registrati nel frattempo.
Retribuzioni che faticano a recuperare potere d'acquisto incidono sia sulla capacità di risparmiare nel presente, sia, attraverso la contribuzione previdenziale, sulle prospettive pensionistiche future.
Il cambiamento demografico
Accanto alla problematica salari, troviamo il progressivo cambiamento demografico che stiamo affrontando in Italia. Infatti, sempre secondo le elaborazioni di Censis-Confcooperative basate sulle proiezioni ISTAT, la popolazione italiana in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni, potrebbe diminuire di circa 7,7 milioni di persone tra il 2025 e il 2050.
Un cambiamento significativo per un sistema previdenziale a ripartizione, nel quale i contributi versati dai lavoratori attivi finanziano prevalentemente le pensioni correnti.
Come prepararsi a una pensione diversa da quella delle generazioni precedenti?
Avendo chiara la situazione attuale e le previsioni per il futuro, appare una questione concreta: quali potranno essere le risorse disponibili nel momento in cui la vita lavorativa terminerà?
Certo, la pensione rimane il primo riferimento, ma non è necessariamente l’unico. Ad esempio, la previdenza complementare nasce proprio per integrare la pensione obbligatoria attraverso versamenti in fondi pensione o piani individuali pensionistici. In merito a ciò, la Legge n.199/2025 (Legge di Bilancio) ha introdotto profonde innovazioni in questo senso, entrate in vigore dal 1° luglio 2026.
Tra le principali novità c'è il rafforzamento del meccanismo di adesione automatica ai fondi pensione per i lavoratori dipendenti del settore privato alla prima assunzione (dal 1° luglio 2026), che conservano comunque 60 giorni per rinunciare e scegliere una diversa destinazione del TFR. La riforma introduce inoltre maggiore flessibilità nell'utilizzo del capitale accumulato al momento del pensionamento, nuove modalità di erogazione delle prestazioni e agevolazioni fiscali legate alla durata dell'adesione. Sono previsti anche percorsi di investimento differenziati in base all'età e all'orizzonte temporale del lavoratore.
L'obiettivo delle nuove misure è rendere la previdenza complementare più accessibile e flessibile, favorendo la costruzione di una pensione integrativa nel corso della vita lavorativa.
Alla previdenza complementare si affiancano altre forme di risparmio e investimento, scelte in base all’orizzonte temporale e al livello di rischio sostenibile. Tra queste rientra anche l’oro fisico da investimento, il cui ruolo è differente rispetto a quello degli strumenti previdenziali.
Quale ruolo può avere l’oro fisico da investimento nella pianificazione del futuro?
L’oro è storicamente considerato il bene rifugio per eccellenza. Infatti, la storia lo ha rappresentato come elemento di solidità e protezione, soprattutto in caso di eventi economici avversi o crisi finanziarie.
A tal proposito, la Banca d’Italia sul suo sito ufficiale riporta le sue motivazioni alla base della detenzione di oro: tra le varie ragioni, l'istituto riporta che “l'oro è anche un buon presidio contro l'inflazione, in quanto tende a mantenere il suo valore nel tempo. Inoltre, a differenza delle valute fiduciarie, l'oro non è un'attività "emessa" da un Governo o da una banca centrale e quindi il suo valore non è condizionato dalla solvibilità dell'emittente”.
Certo, va sottolineato che l'oro fisico non è uno strumento previdenziale e non genera di per sé un reddito periodico. Il suo valore può aumentare o diminuire e non offre una protezione garantita dall'inflazione o dalle crisi finanziarie. Per questo motivo non è da considerarsi come sostituto della previdenza pubblica o complementare, ma come elemento di diversificazione del proprio portafoglio di investimento.
La sua funzione, dunque, è quella di un asset che può essere detenuto nel lungo periodo, con caratteristiche differenti e specifiche rispetto ad altri strumenti finanziari. Ne abbiamo parlato più nel dettaglio in un articolo dedicato.
Il futuro pensionistico si costruisce anche conoscendo il presente
Ad oggi sapere con assoluta certezza quale sarà l’età pensionabile e il relativo importo non è possibile, per questa ragione l’INPS ha messo a disposizione uno strumento come “La mia pensione futura”, che aiuta a simulare la pensione sulla base della normativa vigente, della storia lavorativa e della retribuzione.
Perché la domanda non è soltanto “quando andrò in pensione?”, ma anche “quali risorse avrò a disposizione per vivere il futuro che desidero?”.
FAQ
A che età si andrà in pensione nei prossimi anni?
Nel 2026 l'età ordinaria per la pensione di vecchiaia in Italia è fissata a 67 anni. Dal 2027 salirà a 67 anni e 1 mese, mentre nel 2028 raggiungerà i 67 anni e 3 mesi. Per gli anni successivi sono possibili ulteriori adeguamenti legati alla speranza di vita. L'età effettiva di pensionamento dipenderà anche dai contributi versati e dai requisiti previsti dalla normativa vigente.
Perché le pensioni dei giovani potrebbero essere più basse rispetto a quelle delle generazioni precedenti?
Le pensioni delle nuove generazioni vengono calcolate prevalentemente attraverso il sistema contributivo, che lega l'importo dell'assegno ai contributi accumulati durante la vita lavorativa. Stipendi bassi, carriere discontinue e periodi di disoccupazione possono quindi ridurre la pensione futura. Secondo uno studio Censis-Confcooperative, il tasso di sostituzione netto potrebbe scendere dall’ 81,5% al 64,8% nel confronto tra due generazioni di lavoratori con carriere-tipo differenti.
L'oro fisico da investimento può essere uno strumento per integrare la pensione?
L'oro fisico da investimento può rappresentare una componente di una strategia di diversificazione del proprio portafoglio di investimento, ma non è uno strumento previdenziale e non genera rendite periodiche. Il suo eventuale contributo alle risorse disponibili durante la pensione dipende dal valore di mercato al momento della vendita, che può aumentare o diminuire. Non costituisce quindi un'alternativa diretta alla pensione pubblica o alla previdenza complementare.
Glossario delle entità chiave
- INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale): principale ente previdenziale italiano, responsabile della gestione delle pensioni e di numerose prestazioni previdenziali e assistenziali.
- ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica): ente pubblico che produce le statistiche ufficiali italiane, comprese le rilevazioni demografiche utilizzate per gli adeguamenti dei requisiti pensionistici.
- Riforma Dini: riforma pensionistica introdotta con la Legge n. 335 del 1995, che ha segnato il passaggio progressivo dal sistema retributivo a quello contributivo.
- Sistema contributivo: metodo di calcolo della pensione basato sui contributi accreditati durante la vita lavorativa, sulla loro rivalutazione e sull'età del pensionamento.
- Sistema retributivo: metodo di calcolo pensionistico che determina l'importo della pensione sulla base delle retribuzioni di riferimento e dell'anzianità contributiva.
- Tasso di sostituzione: indicatore che esprime il rapporto percentuale tra l'importo della prima pensione e l'ultima retribuzione percepita durante l'attività lavorativa.
- Previdenza complementare: insieme di forme pensionistiche integrative, come fondi pensione e Piani Individuali Pensionistici (PIP), che consentono di accumulare risorse da affiancare alla pensione obbligatoria.
- COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione): autorità italiana incaricata della vigilanza sulle forme pensionistiche complementari.
- Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025): provvedimento legislativo che ha introdotto, tra le altre disposizioni, novità relative all'adesione e al funzionamento della previdenza complementare.
- AlmaLaurea: Consorzio Interuniversitario italiano fondato nel 1994, a cui aderiscono 84 atenei e il Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR).
- Censis: istituto italiano di ricerca socioeconomica che, in collaborazione con Confcooperative, ha realizzato uno studio sulle prospettive pensionistiche delle nuove generazioni.
- Banca d'Italia: banca centrale italiana, parte dell'Eurosistema, che pubblica studi e approfondimenti economici, anche sul ruolo dell'oro e sui rischi connessi al suo investimento.
Fonti e riferimenti
- INPS – Pensioni: requisiti aggiornati per il 2027 e il 2028
- INPS – Il calcolo della pensione
- Censis – Confcooperative – Focus «Pensioni, ipoteca sul futuro?» (PDF)
- OCSE – OECD Employment Outlook 2026: Italy
- COVIP – Informazioni di base sulla previdenza complementare
- Banca d'Italia – Motivazioni alla base della detenzione di oro
- Normattiva.it – LEGGE 8 agosto 1995, n. 335
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo
- Portale sulla Previdenza Complementare – Previdenza complementare: le novità della Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) in vigore dal 1° luglio 2026
- Rapporto 2025 AlmaLaurea – Profilo e Condizione occupazionale dei laureati – AlmaLaurea
- C’era una volta un metallo dorato… – Careisgold SpA
- Investire in oro: fisico, cartaceo o digitale? – Careisgold SpA
- INPS – La mia pensione futura: simulazione della propria pensione