Oro a 10.000 dollari: cosa potrebbe davvero accadere
L’oro torna protagonista mentre salgono debiti, inflazione e instabilità: molti prevedono rivalutazioni senza precedenti. È il momento di farne i conti.
Sempre più esperti si pongono una domanda semplice, ma scomoda: e se l’oro venisse davvero rivalutato?
Non parliamo di ipotesi strampalate, ma di un possibile nuovo equilibrio monetario globale. In un mondo che traballa sotto il peso di debiti e svalutazioni, ignorare questa possibilità non è più un’opzione, soprattutto per chi vuole difendere i propri risparmi.
L’oro non è fermo. Il mondo sì.
Dal 2015 a oggi, il prezzo dell’oro è salito da 1.050 a oltre 3.340 dollari l’oncia. Più del triplo. In un decennio in cui le valute hanno perso terreno, l’oro ha guadagnato fiducia non solo tra i risparmiatori, ma anche tra le istituzioni. Il metallo giallo è tornato al centro della scena.
Perfino il Guardian, nel live blog del 18 marzo 2025, ha definito lo sfondamento dei 3.000 dollari un evento storico. Un segnale forte: l’oro viene di nuovo visto come rifugio, ancora prima che come investimento.
È in questo scenario che alcuni economisti, tra cui James Rickards e Willem Middelkoop, propongono una svolta: rivalutare l’oro a 10.000 dollari l’oncia. Non per speculare. Ma per rimettere in piedi i conti pubblici e ristabilire un punto fermo in mezzo alla tempesta.
Ma perché proprio 10.000 dollari?
Oggi le riserve auree degli Stati Uniti – che pure sono enormi – risultano ancora nei bilanci al prezzo simbolico di 42,22 dollari l’oncia. Una cifra assurda, rimasta lì dal 1973. Oggi, il mercato quota l’oro a oltre 3.300 dollari. E continua a salire.
Nel frattempo, il debito pubblico americano ha superato i 36.000 miliardi di dollari. Solo gli interessi, nel 2024, hanno sfiorato i 900 miliardi. Una voragine sempre più difficile da mascherare.
Cosa cambierebbe davvero se l’oro arrivasse a valere 10.000 dollari l’oncia?
1. Le valute perderebbero credibilità
Rivalutare l’oro significherebbe, in pratica, ammettere che euro e dollaro hanno perso gran parte del loro valore reale. Per chi tiene i risparmi fermi in banca, il potere d’acquisto potrebbe crollare.
2. I beni reali salirebbero
Se sale l’oro, salgono tutti i beni tangibili: casa, energia, materie prime. Chi ha solo liquidità, rischia di restare indietro.
3. L’oro fisico tornerebbe protagonista
Non derivati, non ETF. Solo il metallo vero, posseduto direttamente, offre una protezione reale. Nessuna controparte, nessun rischio di default.
4. Crollo dell’oro “di carta”
Per ogni oncia reale oggi esistono decine, se non centinaia, di contratti derivati. Se la richiesta di consegna fisica esplodesse, il sistema non reggerebbe. E molti scoprirebbero di avere... solo carta in mano.
E in Italia?
L’Italia possiede oltre 2.450 tonnellate d’oro: siamo al terzo posto al mondo, dietro solo a USA e Germania. Ma quasi metà di queste riserve è conservata all’estero, in gran parte negli Stati Uniti. E soprattutto: è oro dello Stato, non dei cittadini. Non può sostituire una scelta personale di protezione.
Le banche centrali lo hanno già capito.
Nel 2024, gli acquisti globali di oro da parte delle banche centrali hanno superato le 1.000 tonnellate. È il terzo anno consecutivo con numeri da record. Cina, India, Turchia, Polonia... tutti accumulano.
Perché? Per ridurre la dipendenza dal dollaro e mettersi al sicuro.
Quando persino chi guida il sistema si copre, il segnale è forte.
I numeri non mentono:
- Prezzo dell’oro negli ultimi 10 anni: +205%
- Debito pubblico USA nello stesso periodo: +121%
L’oro ha tenuto. Le valute, no.
Ecco perché analisti come Peter Schiff, Mike Maloney, Gary Savage, James Rickards parlano apertamente di oro a 10.000 dollari.
Non come sogno, ma come possibilità concreta.