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Oro nel 2026

Perché i big alzano i target e cosa cambia per chi vuole custodire valore

Oro nel 2026

Perché i big alzano i target e cosa cambia per chi vuole custodire valore

A inizio gennaio 2026 l’oro è tornato prepotentemente al centro delle analisi. Non solo perché il prezzo ha già messo a segno un movimento importante, ma perché diverse banche d’affari stanno rivedendo al rialzo gli obiettivi per i prossimi trimestri. Traduzione: per molti operatori non è più un tema “da momenti di paura”, ma una variabile che sta rientrando in modo strutturale nei ragionamenti di protezione e diversificazione.

 

In questo articolo approfondiamo cosa sta spingendo il metallo giallo secondo le principali view di mercato, perché una previsione non è mai una promessa, e come interpretare il quadro con un approccio patrimoniale, non speculativo.

 

 

Un 2025 fuori scala e un 2026 che parte già con il piede sull’acceleratore

 

Secondo quanto riportato da Wall Street Italia (che riprende una nota Morgan Stanley del 5 gennaio 2026), il target indicato è 4.800 dollari l’oncia entro fine 2026 (in particolare come scenario di riferimento per il quarto trimestre 2026).

 

Nello stesso contesto viene ricordato che:

  • l’oro avrebbe segnato un massimo intorno a 4.549,71 $/oncia il 26 dicembre 2025;
  • e che il 2025 si sarebbe chiuso con un rialzo vicino al +64%, tra le migliori performance annuali degli ultimi decenni (secondo le fonti citate).

 

Questi numeri spiegano perché molte analisi parlano di “cambio di passo”: l’oro non viene più letto come una semplice corsa temporanea, ma come un’ancora che torna utile quando il contesto sembra più fragile e meno prevedibile.

 

 

Tre motivi ricorrenti dietro i target più alti

 

1) Tassi (e tassi reali): quando scendono, l’oro respira

Uno dei meccanismi più semplici da capire è questo: se il mercato inizia a prezzare tagli dei tassi o un calo dei tassi reali, l’oro tende ad essere favorito perché il “costo opportunità” di detenerlo diminuisce. In altre parole, diventa meno penalizzante tenere un asset che non paga interessi.

 

2) Dollaro più debole: più domanda di diversificazione

Nel pezzo si parla anche di dollaro in calo nel 2025 e di un interesse crescente a diversificare rispetto agli asset legati alla valuta americana.
Non è l’unica variabile, ma è un tassello importante: quando cresce l’incertezza sul quadro monetario e macro, aumenta l’attrattiva di ciò che viene percepito come “meno dipendente” da una singola politica economica.

 

3) Domanda istituzionale: banche centrali ed ETF come sostegno “di struttura

Un altro elemento spesso sottolineato è la domanda istituzionale: banche centrali e grandi strumenti di investimento (come gli ETF) che aumentano l’esposizione.
Questo conta perché tende a rendere il mercato meno guidato solo dall’emotività del breve periodo: quando entrano in gioco grandi allocazioni, il tema diventa più “di portafoglio” e meno “di scommessa”.

 

 

Geopolitica: più che causa unica, un acceleratore

 

Il pezzo di WSI richiama anche l’aumento delle tensioni globali come fattore che riporta domanda “safe haven”.
Reuters, riprendendo Morgan Stanley, cita anche eventi in Venezuela come possibile elemento di supporto ai flussi difensivi verso l’oro.

 

La sintesi corretta è questa: la geopolitica raramente “crea da zero” un trend, ma spesso lo spinge più in fretta quando il terreno è già pronto (tassi, dollaro, domanda istituzionale).

 

 

Non c’è solo Morgan Stanley: le altre view citate

 

JPMorgan: scenario 5.000 $/oncia (e ipotesi più alte nel lungo termine)

 

Sempre nel perimetro delle stime riprese dall’articolo, viene citata anche JPMorgan con uno scenario che arriverebbe a 5.000 $/oncia entro il Q4 2026 e 6.000 $ nel lungo periodo.

 

Candriam: l’oro come componente più “strategica” e meno tattica

 

Un’altra lettura interessante riportata è quella di Candriam: l’oro non più come protezione occasionale, ma come componente più stabile nelle allocazioni di lungo periodo, anche alla luce dei limiti del binomio azioni–obbligazioni in certi scenari.

 

Un target di prezzo non è una promessa (e non va usato come bussola unica)

 

Qui serve chiarezza: quando leggi “4.800” o “5.000” non stai leggendo una certezza. Stai leggendo uno scenario.

Un target:

  • non garantisce tempi e percorso (anche in fasi forti, l’oro può fare correzioni importanti);
  • cambia se cambiano 2–3 variabili chiave (tassi reali, dollaro, clima risk-off, flussi).

 

Il modo utile di usare queste analisi, per chi ragiona in ottica protezione, è più pragmatico: capire quali leve stanno muovendo il mercato e quali rischi di scenario stanno portando i grandi player a rivedere le proprie mappe.

 

 

Oro fisico: il punto non è inseguire il prezzo, ma organizzare la protezione

 

Quando si parla di oro è fondamentale distinguere:

  • strumenti “cartacei” (esposizioni finanziarie, ETC/ETF, derivati, ecc.);
  • oro fisico, che introduce temi concreti: disponibilità, custodia, autenticità, liquidabilità.

 

Nel perimetro Careisgold, il focus non è “indovinare dove va il grafico”, ma costruire una quota di protezione con criteri chiari: qualità del metallo, tracciabilità, sicurezza e processi.

 

 

6 domande intelligenti da farsi nel 2026

 

Se l’oro torna protagonista, queste sono le domande che contano davvero:

  1. Perché lo voglio: protezione, diversificazione, riserva di valore?
  2. Che ruolo deve avere: “ancora” nei momenti complessi o componente più stabile?
  3. Sto ragionando su un orizzonte di anni o sto cercando il “momento perfetto”?
  4. Ho chiaro cosa può cambiare lo scenario (tassi, dollaro, geopolitica)?
  5. Se parlo di fisico: dove viene custodito e con quali garanzie operative?
  6. Ho già deciso come gestire volatilità e possibili fasi di correzione?

 

Conclusione: non è “quanto può salire”, è “quanto vuoi essere pronto”

 

Le stime di Morgan Stanley (4.800 $/oncia) e gli scenari più spinti citati per JPMorgan (5.000 $/oncia e oltre) raccontano un fatto: per molti grandi operatori l’oro sta tornando a essere una variabile di asset allocation, non un tema marginale.

 

Ma per una persona o un imprenditore che ragiona in ottica patrimoniale, la domanda migliore resta questa:

 

che assetto mi rende più solido se il futuro resta incerto, senza dipendere da una singola previsione di prezzo?

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