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Goldcast: Oro fisico, riserve auree, rimpatrio e ruolo dell’oro

Goldcast: Oro fisico, riserve auree, rimpatrio e ruolo dell’oro

In questa puntata di Goldcast, la rubrica dedicata all'oro fisico da investimento, affrontiamo insieme a Mauro Bottarelli il ruolo strategico dell'oro a livello internazionale.

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Goldcast: Oro fisico, riserve auree, rimpatrio e ruolo dell’oro

Careisgold

Data pubblicazione: 06/08/2026

Qual è oggi il ruolo dell’oro in un sistema economico attraversato da tensioni geopolitiche, inflazione, debito pubblico e crescente attenzione verso le riserve delle banche centrali?

 

È da questa domanda di fondo che prende forma l’episodio di Goldcast, la rubrica di Careisgold dedicata all’oro fisico da investimento, con ospite Mauro Bottarelli, giornalista finanziario indipendente, chiamato ad approfondire il dibattito sulle riserve auree detenute all’estero da alcuni Paesi europei e, più in generale, il significato strategico che l’oro continua ad assumere per Stati, banche centrali e risparmiatori.

 

La conversazione parte dalle richieste di maggiore chiarezza emerse in Italia e Germania sulla localizzazione delle rispettive riserve auree, per arrivare al rapporto tra oro fisico e fiducia nel sistema finanziario, alla differenza tra oro fisico e cosiddetto “oro di carta” e al possibile ruolo del metallo prezioso nella protezione del potere d’acquisto.

 

Dati chiave in sintesi

 

 

Perché si torna a parlare di rimpatrio delle riserve auree?

Il punto di partenza è un articolo del Financial Times che ha riportato l’attenzione sul dibattito, presente soprattutto in Italia e Germania, relativo alle riserve auree nazionali custodite negli Stati Uniti.

 

Secondo il giornalista, l’elemento interessante non è soltanto il contenuto dell’articolo, ma soprattutto il fatto che una testata internazionale come il Financial Times abbia scelto di dare grande evidenza a una discussione che, almeno in parte, era già presente da tempo nel dibattito politico e istituzionale dei due Paesi.

 

Per Bottarelli, quindi, la pubblicazione può essere letta anche come un segnale del cambiamento della percezione internazionale degli Stati Uniti in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche ed economiche.

 

Il punto centrale diventa allora una domanda molto semplice: dove si trovano le riserve auree di uno Stato, in quale quantità sono custodite all’estero e quanto sono realmente accessibili in caso di necessità?

 

Non si tratta necessariamente di mettere in discussione la sicurezza materiale dell’oro depositato, ma di interrogarsi sul significato strategico della sua localizzazione.

 

 

Il precedente della Germania e il ritorno dell’oro sotto controllo nazionale

Nel suo intervento Bottarelli richiama il caso della Germania, che negli anni successivi alla crisi dell’Eurozona ha avviato un importante processo di rimpatrio di parte delle riserve auree della Bundesbank custodite all’estero.

 

A suo avviso questo precedente è particolarmente significativo perché dimostra come la localizzazione fisica dell’oro non sia una questione puramente simbolica.

 

Possedere una riserva aurea e sapere esattamente dove si trova sono infatti due aspetti strettamente collegati.

 

La crisi finanziaria europea iniziata negli anni precedenti e le tensioni del 2011 avrebbero contribuito, secondo la lettura proposta, a rafforzare in Germania l'esigenza di avere una maggiore disponibilità diretta delle proprie riserve.

 

Il principio che emerge da questa riflessione è quindi quello del controllo fisico dell’asset: in momenti di forte instabilità, sapere dove si trova l’oro di proprietà di uno Stato e poterne disporre assume un significato strategico.

 

 

Fort Knox e la questione della trasparenza sulle riserve

La conversazione si sposta poi sugli Stati Uniti e su Fort Knox, uno dei luoghi simbolo delle riserve auree americane.

 

Bottarelli ricorda il dibattito nato attorno all’ipotesi, circolata nei primi mesi dell’amministrazione Trump, di effettuare una verifica pubblica delle riserve presenti nel deposito.

 

Al di là delle numerose teorie che storicamente circondano Fort Knox, il vero elemento interessante è un altro: quando anche a livello politico e istituzionale si inizia a parlare pubblicamente della necessità di verificare quantità e disponibilità delle riserve, il tema della fiducia assume inevitabilmente una nuova centralità.

 

Ed è proprio questo concetto a collegare le riserve degli Stati con l’oro posseduto dai singoli investitori.

 

L’oro fisico non rappresenta infatti soltanto un valore economico. La possibilità di identificarlo, localizzarlo e detenerlo costituisce parte integrante della percezione di sicurezza legata all’asset.

 

 

Perché Italia e Germania hanno custodito parte del proprio oro all’estero?

Una domanda fondamentale che sorge da tutto questo è: perché Paesi come Italia e Germania hanno trasferito parte delle proprie riserve auree negli Stati Uniti o in altri Paesi?

 

La risposta va ricercata soprattutto nella storia del secondo dopoguerra e della Guerra Fredda.

 

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Europa si trovava divisa tra il blocco occidentale e quello sovietico. La Germania era separata in due Stati e diversi Paesi dell’Europa orientale erano sotto l’influenza dell’Unione Sovietica. In questo scenario, custodire una quota delle riserve auree lontano dal continente europeo rappresentava una scelta precauzionale.

 

L’obiettivo era evitare che, in caso di un nuovo conflitto o di un’avanzata militare sovietica, una parte rilevante delle riserve nazionali potesse essere sottratta. La presenza di oro europeo negli Stati Uniti nasce quindi, spiega Bottarelli, da un contesto storico molto diverso da quello attuale.

 

Con la fine della Guerra Fredda e il progressivo venir meno di quel rischio geopolitico, il mantenimento delle riserve all’estero è diventato in parte una consuetudine, sostenuta anche da ragioni logistiche e dalla fiducia tra Paesi alleati. Oggi, tuttavia, l’evoluzione degli equilibri internazionali sta riportando la questione sotto una luce differente.

 

 

Che cosa significa tutto questo per l’Italia?

L’Italia dispone di una delle maggiori riserve auree nazionali al mondo.

 

Bottarelli individua proprio nell’oro uno dei grandi elementi di solidità del Paese, insieme all’elevato risparmio privato delle famiglie italiane e alla forte diffusione della proprietà immobiliare.

 

A suo avviso, questi fattori passano spesso in secondo piano rispetto a indicatori come debito pubblico, spread o produzione industriale, ma rappresentano comunque elementi importanti per comprendere la struttura patrimoniale italiana.

 

infografica che mostra la classifica 20 nazioni con maggiori riserve auree nel mondo

 

 

Quanto oro italiano è custodito all’estero?

Da qui nasce un’altra questione: quanto oro italiano è custodito all’estero e con quale livello di dettaglio sono pubblicamente conoscibili la localizzazione e l’identificazione delle singole riserve?

 

Per Bottarelli sarebbe utile una maggiore trasparenza su quantità, luoghi di custodia e identificazione dell’oro italiano depositato fuori dal territorio nazionale.

 

Il punto, ancora una volta, non è necessariamente ipotizzare un rischio concreto, quanto rivendicare il valore dell’informazione quando si parla di un patrimonio strategico dello Stato.

 

 

Oro italiano, ingresso nell’euro e TARGET2: l’ipotesi citata da Bottarelli

Nel corso dell’intervista viene affrontato anche un tema più controverso relativo all’ingresso dell’Italia nell’euro.

 

Il giornalista ricorda le difficoltà economiche che accompagnarono il processo di convergenza verso la moneta unica e richiama una tesi secondo cui le consistenti riserve auree italiane avrebbero potuto rappresentare, almeno indirettamente, una forma di garanzia della solidità finanziaria del Paese all’interno del nuovo sistema monetario europeo.

 

Bottarelli collega questa interpretazione anche al funzionamento del sistema TARGET2, attraverso il quale vengono regolati i pagamenti tra le banche centrali dell’Eurosistema.

 

È importante distinguere, però, i diversi livelli del ragionamento: il possibile utilizzo dell’oro come garanzia dell’ingresso italiano nell’euro come una tesi o interpretazione circolata nel dibattito, non come un dato ufficiale accertato.

 

Il passaggio serve soprattutto a rafforzare il concetto centrale dell’intervista: al di là del suo prezzo di mercato, una grande riserva aurea può rappresentare anche un elemento di credibilità e forza patrimoniale di uno Stato.

 

 

L’oro fisico è un bene rifugio o una minaccia per il sistema?

La seconda grande domanda riguarda direttamente il ruolo dell’oro fisico.

 

L’oro continua a essere il bene rifugio per eccellenza oppure può rappresentare una minaccia per il sistema finanziario tradizionale?

 

Per Bottarelli le due cose possono convivere.

 

Dal punto di vista del risparmiatore, l’oro fisico rappresenta un’alternativa all’interno di un portafoglio di strumenti disponibili. Dal punto di vista del sistema finanziario, invece, una maggiore attenzione dei cittadini verso forme di investimento esterne ai tradizionali prodotti finanziari potrebbe rappresentare la vera trasformazione: far comprendere la modalità in cui viene distribuito il risparmio.

 

 

Il caso dei titoli di stato

Il giornalista, poi, porta l’esempio dei titoli di Stato: quando i cittadini acquistano debito pubblico del proprio Paese contribuiscono indirettamente al suo finanziamento. In economie caratterizzate da elevati livelli di debito, la capacità di mantenere una parte significativa di quel debito nelle mani dei risparmiatori nazionali può rappresentare un elemento di stabilità.

 

Se una quota crescente di risparmio viene invece destinata verso altri asset, come l’oro fisico, cambia anche questo equilibrio. È in questo senso che l’oro può diventare, dal punto di vista sistemico, un elemento da osservare con attenzione.

 

 

Inflazione, rendimenti e protezione del potere d’acquisto

Una parte importante della conversazione riguarda l’esperienza vissuta dai risparmiatori durante le recenti fasi inflazionistiche.

 

Secondo Bottarelli non servono necessariamente sofisticate analisi macroeconomiche per comprendere l’effetto dell’inflazione: è sufficiente osservare la crescita dei prezzi e confrontarla con stipendi, pensioni e rendimento effettivo dei propri risparmi.

 

È proprio questa percezione che può portare le persone a interrogarsi su strumenti differenti.

 

Il tema non diventa quindi semplicemente quanto rende un investimento, ma quanto valore riesce a conservare nel tempo rispetto alla perdita di potere d’acquisto della moneta.

 

Ed è all’interno di questa riflessione che l’oro torna ad assumere il suo tradizionale ruolo di bene rifugio e strumento di diversificazione patrimoniale.

 

 

Oro fisico e “oro di carta”: qual è la differenza?

Bottarelli insiste inoltre sulla necessità di superare una rappresentazione troppo semplificata dell’oro.

 

Da una parte c’è l’oro legato alla sfera personale e familiare: gioielli, fedi nuziali, oggetti tramandati nel tempo.

 

Dall’altra vengono spesso raccontati i mercati finanziari dell’oro, i futures e le operazioni speculative effettuate sui derivati.

 

Tra queste due dimensioni, però, esiste un terzo spazio: l’oro fisico acquistato specificamente come investimento.

 

 

La natura dell’oro fisico da investimento

Proprio riguardo alla categoria dell’oro fisico da investimento, essa dovrebbe essere maggiormente compresa dal risparmiatore.

 

La differenza fondamentale, infatti, riguarda la natura dell’asset: Bottarelli afferma che acquistare oro fisico significa detenere materialmente il metallo o esserne proprietari attraverso modalità di custodia che ne identificano la titolarità; operare sull’“oro di carta”, invece, significa esporsi finanziariamente al prezzo del metallo attraverso strumenti che non necessariamente comportano la proprietà diretta di oro fisico.

 

 

Oro fisico da investimento: un'opzione accessibile anche ai risparmiatori

Nel corso della puntata viene ricordato anche un passaggio normativo fondamentale per il mercato italiano: la Legge n. 7 del 2000, che ha liberalizzato il mercato dell’oro e disciplinato anche l’oro da investimento.

 

Questo significa che anche un privato può acquistare e detenere oro fisico da investimento, nel rispetto della normativa applicabile e rivolgendosi a operatori autorizzati.

 

Nell’analisi proposta, rendere l’oro fisico comprensibile e accessibile anche al risparmiatore medio modifica radicalmente il modo in cui questo asset può essere percepito. Dunque, non più soltanto gioielleria o attività speculativa riservata agli operatori professionali, ma una possibile componente della pianificazione patrimoniale.

 

Il concetto chiave resta però quello dell’orizzonte temporale.

 

Infatti, durante la puntata viene sottolineato come l’oro fisico non debba essere interpretato semplicemente come uno strumento con cui cercare rendimenti immediati, ma soprattutto come un asset da valutare in una prospettiva di medio-lungo periodo, diversificazione e protezione patrimoniale.

 

 

Perché anche le banche centrali continuano a comprare oro?

Il comportamento delle banche centrali costituisce per Bottarelli uno degli elementi più significativi dello scenario attuale.

 

Mentre istituzioni e autorità finanziarie invitano comprensibilmente gli investitori a prestare attenzione ai rischi dei diversi strumenti disponibili, numerose banche centrali continuano parallelamente ad accumulare oro fisico nelle proprie riserve.

 

Nel corso dell’intervista viene richiamato in particolare il caso della Cina, che negli ultimi anni ha progressivamente ridotto il peso relativo dei titoli del debito statunitense nelle proprie riserve aumentando contemporaneamente l’attenzione verso l’oro.

 

A suo avviso, questo comportamento dimostra come il metallo prezioso continui ad avere una funzione che supera ampiamente la dimensione del semplice investimento.

 

Per una banca centrale l’oro è infatti anche asset di riserva, strumento di diversificazione e componente della propria autonomia patrimoniale.

 

 

Dagli acquisti delle banche centrali ai piccoli lingotti nei supermercati americani

La diffusione dell’oro fisico non riguarda però soltanto gli Stati. Bottarelli cita anche un fenomeno osservato negli Stati Uniti: la vendita di piccoli lingotti attraverso grandi catene commerciali come Walmart e Costco.

 

Al di là dei singoli numeri, il fenomeno assume un forte valore simbolico. Quando l’oro fisico passa da un mercato percepito come specialistico a un prodotto che un consumatore può incontrare all’interno di una grande catena commerciale, cambia la sua collocazione nell’immaginario collettivo.

 

L’oro diventa più vicino al risparmiatore comune ed è proprio questa possibilità che potrebbe rappresentare la vera trasformazione: fare comprendere che tra il gioiello di famiglia e la speculazione sui futures esiste un mercato regolamentato dell’oro fisico da investimento.

 

 

Il ruolo strategico dell’oro in una fase di instabilità

La riflessione che emerge dalla puntata di Goldcast va quindi oltre l’andamento quotidiano della quotazione dell’oro.

 

Il tema centrale è il rapporto tra proprietà, controllo e fiducia.

 

Gli Stati si interrogano sulla localizzazione delle proprie riserve. Le banche centrali continuano a detenere e acquistare oro. I risparmiatori cercano strumenti capaci di diversificare il patrimonio e di affrontare periodi caratterizzati da inflazione e incertezza.

 

In tutti questi casi l’oro da investimento assume significati differenti, ma conserva un elemento comune: il suo essere un bene fisico, limitato e riconosciuto a livello internazionale.

 

È per questo che, nonostante i profondi cambiamenti del sistema monetario e finanziario mondiale, continua a occupare uno spazio centrale nel dibattito economico. E proprio la crescente attenzione verso le riserve auree nazionali suggerisce che il ruolo dell’oro non riguardi soltanto il passato.

 

Continua a essere anche una questione di strategia, fiducia e futuro.

 

 

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FAQ

Perché Italia e Germania detengono parte delle proprie riserve auree all’estero?

Come spiegato da Mauro Bottarelli durante Goldcast, la scelta nasce soprattutto dal contesto della Guerra Fredda. Custodire parte dell’oro lontano dall’Europa rappresentava una misura precauzionale contro il rischio di un possibile conflitto e di un’eventuale invasione sovietica. Con il cambiamento dello scenario geopolitico, il tema della localizzazione e del possibile rimpatrio delle riserve è tornato al centro del dibattito.

 

 

Qual è la differenza tra oro fisico e “oro di carta”?

L’oro fisico implica la proprietà diretta del metallo, acquistato e detenuto come bene materiale. Con “oro di carta”, invece, nella puntata si fa riferimento a strumenti finanziari legati all’andamento del prezzo dell’oro, come futures e altri prodotti che non comportano necessariamente il possesso diretto del metallo. Bottarelli sottolinea come tra il gioiello e la speculazione finanziaria esista quindi un terzo spazio: l’oro fisico da investimento.

 

 

Perché le banche centrali continuano a detenere e acquistare oro?

Secondo la riflessione proposta nella puntata, l’oro continua a svolgere per le banche centrali una funzione strategica: rappresenta una riserva fisica, uno strumento di diversificazione e un asset che può contribuire a rafforzare l’autonomia patrimoniale. Per Bottarelli, il fatto che numerose banche centrali continuino ad accumulare oro conferma la rilevanza che questo metallo mantiene anche nell’attuale sistema economico e geopolitico.

 

 

Glossario delle entità chiave

  • Mauro Bottarelli — giornalista finanziario indipendente e ospite della puntata di Goldcast.
  • Careisgold — società che cura Goldcast e opera nel settore dell’oro fisico da investimento.
  • Goldcast — rubrica di Careisgold dedicata all’oro fisico da investimento e ai temi economici e finanziari collegati.
  • Financial Times — quotidiano economico-finanziario internazionale citato per l’articolo che ha riportato l’attenzione sul dibattito relativo alle riserve auree di Italia e Germania custodite all’estero.
  • The Economist — testata internazionale richiamata da Bottarelli parlando dei segnali che alcune grandi pubblicazioni possono trasmettere ai mercati.
  • Donald Trump — presidente degli Stati Uniti citato in relazione alla politica commerciale americana, alle tensioni geopolitiche e al dibattito sulla verifica delle riserve auree statunitensi.
  • Elon Musk — imprenditore citato in relazione alla proposta di verificare pubblicamente le riserve auree custodite a Fort Knox.
  • DOGE – Department of Government Efficiency — iniziativa dell’amministrazione statunitense richiamata nella puntata parlando del ruolo ricoperto da Elon Musk nella revisione della spesa federale (l’ente ha cessato di esistere a fine 2025).
  • X — piattaforma social associata a Elon Musk e citata parlando della forte esposizione pubblica e comunicativa di Musk e Trump.
  • Tesla — azienda automobilistica e tecnologica guidata da Elon Musk, citata per identificarne il ruolo imprenditoriale.
  • Angela Merkel — ex cancelliera tedesca, richiamata per il processo di rimpatrio di una parte delle riserve auree della Germania.
  • Bundesbank — banca centrale tedesca, proprietaria e responsabile della gestione delle riserve auree della Germania.
  • Bundestag — Parlamento federale tedesco, citato in relazione alle decisioni riguardanti il rimpatrio delle riserve auree.
  • Bank of England — banca centrale del Regno Unito, presso la quale era custodita parte dell’oro tedesco successivamente rimpatriato.
  • Banque de France — banca centrale francese, presso la quale era custodita parte delle riserve auree tedesche poi riportate in Germania.
  • Federal Reserve (Fed) — banca centrale degli Stati Uniti, citata sia in relazione alla custodia di riserve auree straniere sia nel contesto della politica monetaria e dell’inflazione.
  • Fort Knox — deposito statunitense fortemente associato alle riserve auree degli Stati Uniti e al dibattito sulla loro verifica fisica.
  • Richard Nixon — presidente degli Stati Uniti che nel 1971 pose fine alla convertibilità del dollaro in oro, passaggio richiamato nella puntata parlando della fine del sistema legato al gold standard.
  • Banca d’Italia — banca centrale italiana e istituzione responsabile della gestione delle riserve auree italiane.
  • Wolfgang Schäuble — storico ministro delle Finanze tedesco, richiamato da Bottarelli nel contesto delle scelte economiche della Germania e della gestione delle crisi europee.
  • Mario Draghi — ex presidente della BCE ed ex presidente del Consiglio italiano, citato sia per il celebre “whatever it takes” durante la crisi dell’Eurozona sia per il rapporto sulla competitività europea.
  • Ursula von der Leyen — presidente della Commissione europea, citata in relazione all’incarico affidato a Mario Draghi sul tema della competitività europea.
  • Carlo Azeglio Ciampi — figura centrale della politica economica italiana degli anni dell’ingresso nell’euro, citato da Bottarelli nel passaggio relativo al confronto con la Germania sulle condizioni di adesione alla moneta unica.
  • Helmut Kohl — ex cancelliere tedesco, indicato nella conversazione come interlocutore critico rispetto alle condizioni economiche con cui l’Italia si preparava a entrare nell’euro.
  • Josip Broz Tito — leader della Jugoslavia socialista, richiamato nella ricostruzione geopolitica della Guerra Fredda.
  • LBMA – London Bullion Market Association — principale riferimento del mercato professionale dell’oro di Londra, citato parlando dei grandi movimenti fisici di oro avvenuti durante il rally del 2025.
  • COMEX — mercato statunitense dei futures e dei metalli preziosi, richiamato in relazione allo spostamento di oro fisico da Londra verso New York.
  • TARGET2 — sistema europeo utilizzato per il regolamento dei pagamenti tra banche centrali e operatori dell’Eurosistema, citato nel ragionamento di Bottarelli sull’ingresso dell’Italia nell’euro.
  • Bocconi — università italiana citata in modo colloquiale da Bottarelli per sottolineare come la percezione degli effetti dell’inflazione sui bilanci familiari non richieda necessariamente competenze finanziarie accademiche.
  • Walmart — grande catena della distribuzione statunitense citata parlando della crescente accessibilità dell’oro fisico per il pubblico americano.
  • Costco — grande catena commerciale statunitense citata per la vendita di piccoli lingotti d’oro ai consumatori.
  • Gordon Gekko — personaggio del film Wall Street, utilizzato da Bottarelli come simbolo dello stereotipo della speculazione finanziaria.

 

 

Fonti e riferimenti

  • Investire in oro: fisico, cartaceo o digitale?Careisgold SpA
  • Germany and Italy pressed to bring $245bn of gold home from US Financial Times
  • La Bundesbank rimpatria dopo la Guerra fredda parte delle riserve aureeIl Sole 24 Ore
  • Trump, Musk raise questions, without evidence, about whether nation's gold at Fort Knox has been stolenABC News
  • Ricchezza nel mondo: chi detiene più oro?Careisgold SpA
  • T2: il regolamento dei pagamenti all'ingrossoBanca d’Italia
  • Five Reasons Why Gold Remains the Ultimate Safe Haven AssetThe Royal Mint
  • L’evoluzione dell’oro in Italia: Dal monopolio di stato alla legge del 7/2000Careisgold SpA
  • Now You Can Buy Gold With Your Groceries at Costco, Walmart and Amazon. Is It a Good Idea or a Costly Mistake?MoneyTalksNews

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