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Goldcast: Protezione patrimoniale, tesoreria e scenari globali

Goldcast: Protezione patrimoniale, tesoreria e scenari globali

In questa puntata di Goldcast parliamo insieme a Matteo Maurizio dell'utilizzo dell'oro fisico da investimento da parte delle imprese.

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Goldcast: Protezione patrimoniale, tesoreria e scenari globali

Careisgold

Data pubblicazione: 03/09/2026

Come può un’impresa utilizzare l’oro fisico da investimento nella gestione del proprio patrimonio? E quale ruolo può assumere in ambiti come tesoreria, accantonamenti, trattamento di fine mandato e accesso al credito?

 

Sono alcuni dei temi affrontati in questa puntata di Goldcast, la rubrica di Careisgold dedicata all’oro fisico da investimento e alla protezione del capitale.

 

L’ospite di questa puntata è Matteo Maurizio, consulente finanziario con oltre 35 anni di esperienza e manager della divisione Private di Careisgold S.p.A.

 

La conversazione parte dalle possibili applicazioni dell’oro fisico nel mondo aziendale e si allarga progressivamente allo scenario economico internazionale: dedollarizzazione, crescita del debito pubblico statunitense, politiche delle banche centrali e aumento delle riserve auree.

 

Il punto di arrivo è molto concreto: comprendere in quali situazioni l’oro fisico possa essere inserito nella pianificazione patrimoniale di un’impresa e quali differenze presenti rispetto ad alcuni strumenti finanziari e assicurativi tradizionalmente utilizzati dalle aziende.

 

Dati chiave in sintesi

 

Come può un’impresa utilizzare l’oro fisico da investimento?

La prima domanda riguarda proprio il rapporto tra oro fisico e imprese: se l’oro viene spesso associato alla protezione del patrimonio delle famiglie, anche le aziende possono valutarlo, secondo Matteo Maurizio, come strumento di gestione patrimoniale.

 

Troviamo due grandi aree di interesse: la prima riguarda l’utilizzo dell’oro come alternativa o complemento ad altri strumenti normalmente impiegati dall’impresa nella gestione della tesoreria e degli accantonamenti; la seconda riguarda invece gli aspetti fiscali collegati ad alcune specifiche esigenze aziendali.

 

Maurizio richiama, tra gli esempi, le somme che un’impresa può decidere di accantonare nel tempo per esigenze future: rinnovo di macchinari, capannoni, licenze, investimenti programmati, trattamento di fine rapporto o trattamento di fine mandato degli amministratori.

 

Il principio di fondo è semplice: l’azienda può avere disponibilità di cui non necessita nell’immediato, ma che dovrà poter utilizzare in una determinata fase futura. La domanda diventa quindi: in quale forma conservare quel capitale fino al momento in cui sarà necessario?

 

 

Perché valutare l’oro rispetto agli strumenti obbligazionari?

Per spiegare il possibile ruolo dell’oro, Matteo Maurizio richiama quanto accaduto sui mercati nel 2022. Molte aziende utilizzano strumenti obbligazionari per gestire somme accantonate proprio perché vengono generalmente percepiti come strumenti caratterizzati da un rischio relativamente contenuto.

 

Il 2022 ha però mostrato che anche il mercato obbligazionario può attraversare fasi di forte riduzione delle quotazioni. Un esempio sono le imprese che, avendo necessità di liquidare fondi obbligazionari proprio durante una fase di mercato sfavorevole, avrebbero potuto trovarsi a monetizzare perdite rilevanti.

 

Il problema non riguarda quindi soltanto il rendimento: per un’impresa che accantona capitale con un obiettivo preciso, conta anche la possibilità di ritrovare disponibile il valore necessario nel momento in cui quella somma deve effettivamente essere utilizzata.

 

È in questo contesto che si inserisce l’oro fisico, definendolo un bene reale e un bene rifugio che può essere preso in considerazione all’interno della gestione patrimoniale dell’azienda.

 

 

L’oro può contribuire alla solidità patrimoniale dell’impresa?

Uno degli elementi distintivi dell’oro fisico è il fatto di entrare nel patrimonio dell’impresa come asset reale. Nella sua analisi, questo può avere una doppia funzione:

  • Da una parte permette all’azienda di destinare parte delle proprie disponibilità a un bene differente dagli strumenti finanziari basati sul debito.
  • Dall’altra può contribuire alla rappresentazione della solidità patrimoniale dell’impresa nei confronti del sistema creditizio.

 

Durante la puntata, Maurizio richiama anche Basilea III, collegando il trattamento dell’oro nel sistema bancario al suo ruolo come attività di elevata qualità patrimoniale. Questa caratteristica rende l’oro particolarmente interessante anche quando viene valutato in rapporto all’affidabilità e alla struttura patrimoniale dell’impresa.

 

L’oro, quindi, non viene presentato soltanto come strumento destinato a conservare valore nel tempo, ma come una possibile componente della pianificazione complessiva del patrimonio aziendale.

 

L’oro fisico è adatto soltanto alle grandi aziende?

Esistono tipologie di imprese per le quali l’oro fisico è particolarmente adatto oppure può essere utilizzato trasversalmente?

 

Per Matteo Maurizio la seconda risposta è quella corretta. Infatti, l’oro fisico può essere valutato da realtà di dimensioni molto diverse: dallo studio professionale alla piccola impresa, fino a società strutturate con fatturati molto elevati.

 

A cambiare non è quindi necessariamente la possibilità di utilizzare l’oro, quanto l’obiettivo per cui viene inserito nella pianificazione aziendale e il modo in cui viene costruita la strategia. Un’impresa può utilizzarlo per:

  • Accantonamenti programmati
  • Esigenze di tesoreria
  • Specifiche forme di pianificazione destinate agli amministratori

 

Maurizio introduce però anche un’importante distinzione relativa al TFR: la normativa impone modalità differenti di gestione alle imprese con almeno 50 dipendenti, mentre per aziende di dimensioni inferiori esistono possibilità diverse nella gestione delle somme destinate al trattamento di fine rapporto. La struttura dell’impresa e la finalità dell’accantonamento devono quindi essere valutate caso per caso.

 

 

Quando è diventato accessibile l’oro fisico da investimento in Italia?

Il mercato dell’oro fisico da investimento, nella forma che conosciamo oggi, non è sempre stato accessibile liberamente a privati e imprese. A tal proposito, Maurizio richiama la Legge n. 7 del 2000, che ha modificato profondamente il mercato italiano dell’oro, superando il precedente regime monopolistico e aprendo il settore alla libera concorrenza.

 

È proprio questa evoluzione normativa ad avere reso possibile anche per le imprese considerare l’oro fisico all’interno della propria gestione patrimoniale. Maurizio utilizza un paragone con la gestione valutaria aziendale: un’impresa che opera con l’estero può detenere conti in dollari o sterline per gestire esigenze operative e diversificare il rischio di cambio. Allo stesso modo l’oro può essere visto come un’ulteriore componente di diversificazione rispetto alle tradizionali valute fiat.

 

 

Dedollarizzazione e oro: cosa sta cambiando nello scenario globale?

Maurizio parte da un elemento fondamentale: l’oro viene quotato internazionalmente in dollari. Secondo la sua analisi, il progressivo processo di dedollarizzazione, cioè la ricerca, da parte di alcuni Paesi, di una minore dipendenza dal dollaro negli scambi e nelle riserve, sta modificando alcuni degli equilibri che hanno caratterizzato l’economia mondiale degli ultimi decenni.

 

Questo processo è collegato a un cambiamento più profondo nella struttura del sistema monetario. In merito a ciò, il riferimento storico è il 1971, quando il presidente statunitense Richard Nixon sospese la convertibilità del dollaro in oro, segnando la fine del sistema che legava direttamente la valuta americana alle riserve auree.

 

Da quel momento le principali monete internazionali sono diventate valute fiat, il cui valore dipende dalla fiducia nel sistema economico e nelle istituzioni che le emettono.

 

 

Qual è il rapporto tra creazione di moneta e perdita di potere d’acquisto?

Per spiegare il concetto, Matteo Maurizio utilizza una metafora molto semplice: immagina un calice di vino al quale venga progressivamente aggiunta acqua. Il volume aumenta, ma il vino diventa sempre più diluito.

 

Qualcosa di simile avviene quando la quantità di moneta in circolazione cresce continuamente: ogni nuova espansione monetaria può contribuire, nel tempo, a ridurre il potere d’acquisto della singola unità monetaria. Il tema centrale diventa quindi la diluizione del valore della moneta. Un biglietto continua formalmente a riportare lo stesso valore nominale, ma la quantità di beni e servizi che permette di acquistare può diminuire.

 

È proprio questa differenza tra valore nominale e potere d’acquisto reale che porta a sottolineare l’importanza, per famiglie e imprese, a ragionare sulla conservazione del valore nel lungo periodo.

 

 

Perché il debito pubblico degli Stati Uniti è centrale nel ragionamento?

La discussione si concentra quindi sugli Stati Uniti. Maurizio richiama nella puntata un livello del debito pubblico americano vicino ai 36 trilioni di dollari e sottolinea il peso crescente della spesa per interessi.

 

Il problema non riguarda esclusivamente la dimensione assoluta del debito. Infatti, una parte molto rilevante dei titoli emessi negli anni precedenti arriva periodicamente a scadenza e deve essere rifinanziata. Se il nuovo debito viene emesso a tassi superiori rispetto a quello che sostituisce, il costo complessivo per lo Stato cresce.

 

Inoltre, una quota del debito statunitense è detenuta da investitori e Stati esteri, tra cui Giappone e Cina. Questo collega inevitabilmente il tema finanziario a quello geopolitico: i rapporti commerciali, le tensioni sui dazi e le decisioni dei grandi detentori internazionali di Treasury possono avere conseguenze sull’equilibrio complessivo del sistema.

 

 

Che rapporto c’è tra debito pubblico e riserve auree?

Nel corso della puntata viene messo a confronto il debito degli Stati con le rispettive riserve di oro. Maurizio richiama in particolare gli Stati Uniti, che dispongono ufficialmente della maggiore riserva aurea nazionale al mondo.

 

L’oro detenuto dalle banche centrali viene quindi utilizzato nell’intervista per evidenziare un principio più generale: anche gli Stati continuano a considerare il metallo prezioso una componente strategica delle proprie riserve. Ed è proprio questo comportamento ad assumere particolare importanza: se l’oro avesse perso completamente la propria funzione monetaria e patrimoniale, perché le banche centrali continuerebbero a detenerlo e ad acquistarlo?

 

La domanda diventa ancora più significativa osservando l’aumento degli acquisti effettuati dalle banche centrali negli ultimi anni. Maurizio parla di un passaggio da livelli medi nell’ordine di circa 400 tonnellate annue a circa 1.000 tonnellate. Questo cambiamento è uno dei segnali più evidenti della crescente attenzione istituzionale verso l’oro fisico.

 

 

Perché il comportamento delle banche centrali interessa anche le imprese?

Se Stati e banche centrali utilizzano l’oro come componente delle proprie riserve, che cosa può significare questo per un’impresa? Secondo Matteo Maurizio, il primo punto è la diversificazione. Infatti, le aziende tendono spesso a utilizzare strumenti finanziari legati al debito per i propri accantonamenti.

 

Ma in una fase caratterizzata da elevato debito pubblico, tensioni sui tassi e crescente incertezza è utile valutare anche attività che abbiano caratteristiche differenti. L’oro fisico rappresenta proprio un asset che non costituisce il credito verso un emittente. Un’obbligazione implica infatti che qualcuno, un’azienda o uno Stato, debba restituire il capitale, mentre l’oro fisico è un bene posseduto direttamente.

 

È questa differenza a costituire, secondo Maurizio, uno degli elementi centrali nella valutazione dell’oro all’interno della resilienza aziendale.

 

 

L’oro può comunicare solidità agli stakeholder?

Per Maurizio la risposta è positiva soprattutto perché l’oro è un asset intestato e appartenente direttamente all’azienda. Questo elemento diventa particolarmente importante nel confronto con alcuni strumenti assicurativi o finanziari.

 

Quando il capitale viene trasferito all’interno di determinati prodotti, l’impresa può avere vincoli differenti nell’accesso immediato alle somme. Con l’oro fisico, invece, l’azienda mantiene la proprietà dell’asset e può decidere, nei limiti e secondo le modalità previste dal servizio utilizzato, di liquidarlo quando necessario. Per un imprenditore la disponibilità del capitale non è un tema secondario. Un’opportunità commerciale, l’acquisto improvviso di materie prime a condizioni favorevoli, un investimento o un’acquisizione possono infatti richiedere liquidità in tempi relativamente rapidi.

 

 

L’oro fisico può essere utilizzato come garanzia nei confronti delle banche?

Un ulteriore vantaggio dell’oro è la possibilità di utilizzarlo come garanzia all’interno del sistema creditizio. Serve, però, mettere a confronto l’oro con altri beni aziendali.

 

Un immobile o un capannone possono rappresentare un patrimonio significativo, ma non sono immediatamente liquidabili e la loro costituzione in garanzia richiede procedure specifiche. L’oro fisico può invece essere vincolato a favore dell’istituto di credito attraverso procedure più snelle, mantenendo una stretta relazione tra valore dell’asset e finanziamento ottenibile.

 

Maurizio cita come esempio percentuali potenzialmente elevate rispetto al valore dell’oro dato in garanzia, pur ricordando implicitamente che l’istituto deve considerare le oscillazioni della quotazione. La caratteristica determinante rimane quindi la liquidabilità: l’oro è un bene per il quale esiste un mercato internazionale e un prezzo di riferimento continuamente osservabile.

 

 

Come può essere utilizzato l’oro nel TFM (Trattamento di Fine Mandato)?

Una parte importante della puntata è dedicata al TFM, il trattamento di fine mandato degli amministratori. Matteo Maurizio lo presenta come uno degli ambiti nei quali l’oro fisico può essere inserito all’interno di una pianificazione aziendale.

 

Tradizionalmente il TFM può essere gestito anche attraverso strumenti assicurativi, ma una delle resistenze che talvolta gli imprenditori manifestano verso determinate soluzioni è legata proprio al timore di non poter disporre liberamente delle somme durante il periodo di accantonamento.

 

L’utilizzo dell’oro consentirebbe invece all’impresa di effettuare l’accantonamento mantenendo nel proprio patrimonio un bene fisico liquidabile. Maurizio associa a questa struttura anche benefici fiscali per l’impresa e per l’amministratore, precisando tuttavia che ogni soluzione deve essere costruita sulle caratteristiche della singola azienda. Proprio per la natura fiscale e societaria di questo tipo di operazioni, la valutazione concreta richiede necessariamente l’intervento dei professionisti che seguono l’impresa.

 

 

Perché non esiste una soluzione uguale per tutte le imprese?

Non esiste, sottolinea Maurizio, una soluzione standard valida per ogni azienda. Un piccolo studio professionale ha esigenze differenti da una S.r.l. industriale o da una grande S.p.A. Infatti, cambiano fatturato, numero di dipendenti, struttura societaria, disponibilità finanziarie, orizzonte temporale e finalità degli accantonamenti.

 

Per questo l’utilizzo dell’oro fisico dovrebbe essere inserito all’interno di una strategia costruita sugli obiettivi dell’impresa e coordinata con gli altri professionisti che ne seguono gli aspetti patrimoniali, societari e fiscali. Ed è forse questo il messaggio più concreto che emerge dall'intera puntata di Goldcast.

 

L’oro fisico non viene presentato come una risposta indistinta a tutte le esigenze aziendali, ma come uno strumento da conoscere e valutare all’interno di una pianificazione patrimoniale più ampia.

 

In un contesto caratterizzato da elevato debito pubblico, trasformazioni monetarie e crescente attenzione delle banche centrali verso l'oro, comprenderne caratteristiche e possibili applicazioni permette anche alle imprese di ampliare il numero di alternative a propria disposizione.

 

 

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FAQ

Perché un’azienda può valutare l’oro fisico da investimento?

Secondo Matteo Maurizio, l’oro fisico può essere valutato dalle imprese come componente della gestione patrimoniale, della tesoreria e di alcuni accantonamenti. Essendo un asset reale posseduto dall’azienda e dotato di un mercato internazionale, può offrire caratteristiche differenti rispetto a strumenti finanziari basati sul debito. La scelta deve comunque essere valutata in funzione delle esigenze e della struttura della singola impresa.

 

 

Un’azienda può utilizzare l’oro fisico per il TFM?

L’oro fisico può essere utilizzato nell’ambito del trattamento di fine mandato degli amministratori, mantenendo l’asset all’interno del patrimonio dell’impresa. Il TFM presenta però specifici requisiti societari e fiscali: struttura dell’accantonamento, deducibilità e trattamento in capo all’amministratore devono quindi essere valutati con commercialisti, fiscalisti e professionisti qualificati in relazione al singolo caso.

 

 

Qual è il rapporto tra acquisti delle banche centrali e interesse per l’oro?

Negli ultimi anni le banche centrali hanno aumentato gli acquisti di oro: questa tendenza è un segnale della funzione strategica che il metallo continua a ricoprire nelle riserve. Fenomeni come crescita del debito pubblico, dedollarizzazione e tensioni geopolitiche contribuiscono a mantenere elevata l’attenzione verso l’oro come asset reale e strumento di diversificazione.

 

 

Glossario delle entità chiave

  • Matteo Maurizio — consulente finanziario con oltre 35 anni di esperienza e manager della divisione Private di Careisgold S.p.A., ospite della puntata.
  • Careisgold S.p.A. — società che cura Goldcast e opera nel settore dell’oro fisico da investimento; nella puntata vengono richiamate anche soluzioni rivolte alle esigenze patrimoniali delle imprese.
  • Goldcast — rubrica di Careisgold dedicata all’oro fisico da investimento, alla protezione del capitale e all’approfondimento dei temi economici collegati.
  • Divisione Private di Careisgold — divisione di Careisgold di cui Matteo Maurizio è manager.
  • Basilea III — insieme di standard internazionali sulla regolamentazione e solidità patrimoniale del sistema bancario, richiamato da Maurizio parlando del trattamento dell’oro nel sistema creditizio.
  • Richard Nixon — presidente degli Stati Uniti che nel 1971 sospese la convertibilità del dollaro in oro, passaggio storico richiamato nella puntata per spiegare l’evoluzione del sistema monetario internazionale.
  • Fort Knox — complesso statunitense associato alla custodia di una parte rilevante delle riserve auree ufficiali degli Stati Uniti.
  • Donald Trump — presidente degli Stati Uniti richiamato parlando del confronto con la Federal Reserve e della volontà di ottenere tassi di interesse più bassi.
  • Jerome Powell — presidente della Federal Reserve citato in relazione alle pressioni dell’amministrazione Trump per una riduzione dei tassi di interesse.
  • Federal Reserve — banca centrale degli Stati Uniti, centrale nel dibattito sui tassi di interesse e sul rifinanziamento del debito pubblico americano.
  • G7 — gruppo delle principali economie avanzate, richiamato da Maurizio nel confronto tra economie basate sulle valute fiat, debito pubblico e riserve auree.
  • BRICS — raggruppamento di economie emergenti citato da Irada Pallanca nel contesto della dedollarizzazione e dei nuovi equilibri geopolitici e monetari.
  • Treasury statunitensi — titoli del debito pubblico degli Stati Uniti, citati parlando del finanziamento americano e della quota detenuta da investitori e Stati esteri.
  • sistema bancario e creditizio — insieme degli intermediari e degli istituti di credito con cui l’impresa può interagire anche utilizzando attività patrimoniali come garanzia.

 

 

Fonti e riferimenti

  • Per la Borsa un 2022 nero, a Wall Street l’anno peggiore dal 2008Ansa.it 
  • Basilea III: quadro normativo internazionale per le bancheConsiglio dell’Unione europea 
  • L’evoluzione dell’oro in Italia: dal monopolio di stato alla legge 7/2000Careisgold SpA
  • De-Dollarization, Academicus International Scientific Journal, John JA BurkeResearchGate
  • Cinquant’anni fa lo stop di Nixon al dollaro convertibile in oroIl Sole 24 Ore
  • Ricchezza nel mondo: chi detiene più oro?Careisgold SpA
  • L’oro tra tensioni geopolitiche, inflazione e banche centraliLa Repubblica
  • Oro fisico e immobiliare: vantaggi, differenze e aspetti da valutareCareisgold SpA

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